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martedì, 17 ottobre 2017

Fucilate attorno
alle Torbiere, il Tar
dà un colpo di spugna

Una immagine delle Torbiere con la posizione originaria dei capanni (BATCH)

Il primo colpo di spugna su un quadro che sembrava immutabile era arrivato molti mesi fa col primo pronunciamento negativo; poi, una sentenza di merito del Tar di Brescia ha giudicato inammissibili tutte le 8 argomentazioni presentate in un articolato ricorso, rigettandolo e aprendo un ampio varco nell’«assedio» venatorio che circonda da decenni la Riserva naturale delle Torbiere del Sebino; un assedio che la Lega per l’abolizione della caccia e il Gruppo d’intervento giuridico stanno cercando di rompere da anni e che ha iniziato a sgretolarsi. Almeno per quanto riguarda 11 capanni.

Al centro dell’attenzione la cintura di appostamenti di caccia terrestri e galleggianti che la Lac considera illegali da sempre e che fino a un intervento della Commissione europea, sollecitato dalla stessa associazione e capace di provocare a cascata una serie di provvedimenti conoscitivi e restrittivi, sono rimasti al loro posto sulla base di un improbabile «diritto acquisito» (ricordato anche nel ricorso affossato) rappresentato dalla loro esistenza prima della creazione della Riserva.

IN SINTESI, la Commissione europea ha aperto una procedura Pilot (l’anticamera della procedura d’infrazione) per verificare il rispetto della direttiva Habitat (quella che regola le gestione dei siti Natura 2000 come le Torbiere) e a cascata, sullo sfondo del nuovo Piano di gestione dell’area protetta, sono arrivati una sospensione delle autorizzazioni per una parte delle piattaforme di sparo, una Valutazione d’incidenza (Vinca) sui capanni interessati fatta e presentata dai titolari degli impianti, una riattivazione delle autorizzazioni da parte della Provincia, una nuova Vinca da parte dell’ente gestore e una richiesta di quest’ultimo alla Regione per la revoca dei permessi degli appostamenti acquatici collocati in un’area che il Gruppo ricerche avifauna, già componente del comitato scientifico dell’ente gestore, aveva definito troppo impattanti per gli uccelli acquatici durante gli spostamenti migratori e «alimentari» tra lago e Lamette.

È in particolare sulla base di questo provvedimento che è nato il ricorso bocciato dal Tar con la confutazione di tutte le supposizioni dei ricorrenti: dalla già citata inconsistenza del diritto acquisito al presunto «accanimento» dell’ente a fronte della Vinca presentata dai cacciatori. I giudici del Tar sottolineano infatti che gli interventi resrittivi sono motivati dalla procedura Pilot e al rispetto, relativamente alla posizione dei capanni, delle disposizioni della Direttiva Habitat.

«È un altro successo della legge e della giustizia contro l’arroganza dei cacciatori, che corona la lunga battaglia che la Lega per l’abolizione della caccia e il Gruppo d’intervento giuridico onlus hanno combattuto a colpi di solleciti ed esposti alla magistratura e alle amministrazioni pubbliche competenti - commentano gli iniziatori di questa campagna -. La battaglia è però ancora aperta, perché attorno alle Torbiere esistono ancora troppi appostamenti terrestri la cui esistenza contrasta con la normativa comunitaria».

«C’è poi anche un altro capitolo aperto - conclude la Lac -. In primavera la presidente dell’ente gestore, Emma Soncini, aveva a nostro avviso fatto un regalo ai capannisti attivi attorno all’area protetta cancellando le convenzioni per la vigilanza attivate con Lac, Legambiente e Oipa, e questo dopo 700 ore di servizio svolte a costo quasi zero nel 2016. Nonostante i solleciti, per riattivarle la presidente ha preferito attendere il pronunciamento del Tar, e adesso ci aspettiamo che proceda».