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07.03.2018

Guardia ecologica
«espulsa», congelato
il provvedimento

La Riserva delle Torbiere: il Tar si pronuncerà sul «caso» Gev
La Riserva delle Torbiere: il Tar si pronuncerà sul «caso» Gev

La sentenza di merito è attesa in aprile, ma la sospensiva concessa dal Tar di Brescia suona come una parziale censura di un provvedimento di sospensione a carico di una guardia ecologica volontaria firmato da Carlo Caromani, comandante della Polizia provinciale. Un provvedimento drastico quello finito per impugnazione davanti ai giudizi amministrativi, motivato dalla Provincia, l’ente da cui la Gev dipendeva, per una precezione impropria (secondo il Broletto) di rimborsi carburante, da parte di quello che prima era consorzio di gestione e che oggi è l’ente gestore della Riserva naturale delle Torbiere del Sebino, avvenuta per alcuni anni da parte del volontario sospeso e da altri operatori con la sua stessa qualifica. La tesi dell’ente pubblico e di Caromani, e che ha portato alla sospensione scattata nell’autunno scorso, fa riferimento al principio di gratuità del servizio di vigilanza ecologica, fatto salvo il rimborso delle spese autorizzate, mentre leggendo il ricorso al Tar presentato dal legale della Gev emergerebbe una vicenda segnata sì da rimborsi carburante, ma concessi dal consorzio-ente gestore per attività di vigilanza nelle Riserva avvenute oltre le 14 ore di servizio mensile obbligatorio a cui le Gev sono tenute, e assegnati con la Provincia informata. E sembra emergere anche una sorta di resa dei conti tra due «frange» interne al servizio di vigilanza ecologica che fa capo al Broletto. Analizzando le due versioni dei fatti, i giudici del Tar hanno deciso che «la condotta assunta dalla Gev è meritevole di conseguenze disciplinari, ma tuttavia deve essere vagliata alla luce dell’effettivo valore dei fatti accaduti».

GIÀ I FATTI accaduti. Sintetizzando, in 7 anni il volontario in questione, indicato come coordinatore dell’attività nella Riserva dai «colleghi» e dai responsabili dell’area protetta, avrebbe incassato e redistribuito tra sé e le altre Gev all’opera poco meno di seimila euro sotto forma di rimborso per le spese per il carburante. A partire dal 2008, infatti, l’allora consorzio di gestione delle Torbiere, di cui faveva parte anche un rappresentante della Provincia, aveva riconosciuto un contributo di 3 euro per ogni guardia presente alla luce del fatto che la Provincia aveva spostato la rimessa dei veicoli di servizio da via Romiglia a via Fontane, a Brescia, costringendo i volontari a uno spostamento più lungo con i veicoli di proprietà. Nel 2010 la base operativa è tornata in via Romiglia, e secondo il Broletto - almeno questo è ciò che si legge nel provvedimento di sospensione - da quel momento questo rimborso non avrebbe avuto più senso, configurandosi invece come un «incentivo» inammissibile per le norme sulla vigilanza ecologica. Questo sistema di rimborsi giudicato irregolare ha coinvolto una decina di Gev, e se nel frattempo l’attuale presidente dell’ente gestore delle Torbiere del Sebino ha sospeso le erogazioni (avvenute appunto secondo il ricorso solo a fronte di attività extra orario minimo mensile), la Provincia ha censurato una sola guardia. Che per inciso nella sua lunga attività di vigilanza ha compilato decine di verbali per reati di varia natura compiuti all’interno dell’area protetta, effettuato anche sequestri di reti e attrezzature da pesca abusive e ricevuto encomi anche dal Broletto per la sua opera sul campo. Come andrà a finire? Bisognerà attendere la sentenza di merito del Tar, ma anche della magistratura ordinaria, perché oltre a presentare il ricorso, il legale della Gev ha denunciato il vertice della polizia provinciale.

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