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19.07.2017

Addio alle biomasse
Il «no» alla centrale
è diventato definitivo

La bocciatura del progetto contenuta in un decreto era stato uno degli ultimi atti firmati a fine novembre 2016 dal premier Matteo Renzi, prima delle dimissioni. Ma soltanto ieri è stata posta la parola fine all'iter della centrale a biomasse di Ospitaletto proposta dalla cooperativa Fraternità Impresa.

LA CONFERENZA dei servizi convocata in Provincia - ironia della sorte, unico ente che nella battaglia autorizzativa aveva dato un parere favorevole - ha recepito l'atto del Governo, che al di là della vicenda specifica ha sancito un principio che è destinato a fare, per così dire, giurisprudenza: «Su Ospitaletto non è accettabile nessun aggravio, anche modesto, dell'inquinamento ambientale».

L'impianto, destinato a bruciare ogni anno 9 mila tonnellate di legname ed altri scarti vegetali per produrre 1,2 megawatt di energia, avrebbe aumentato del 75% le emissioni di ossido di azoto rispetto a quelle dell’impianto attualmente in funzione. La vicinanza a strutture come scuole e centro diurno per disabili ha giocato un ruolo determinante nel no.

«NEL DECRETO si evidenzia con forza quanto da noi sempre sostenuto e stabilito dall’Ats, e cioè che bisogna evitare effetti negativi aggiuntivi sulla salute della popolazione residente, in considerazione delle già precarie condizioni di qualità dell’aria nella zona», osserva Silvio Parzanini, responsabile di Legambiente Franciacorta, che con il sindaco Giambattista Sarnico e gli agricoltori si era mobilitato per fermare l'impianto.

«Ancora più importante è il concetto espresso con il quale si dice che, anche in ossequio al principio di precauzione, l’interesse alla promozione delle fonti rinnovabili è recessivo rispetto alle esigenze di tutela della salute - conclude Parzanini -. Alla luce del decreto, invitiamo Castegnato a rivedere la decisione di realizzare una nuova grossa area industriale nelle vicinanze del sito che avrebbe dovuto ospitare la centrale a biomasse».

Cinzia Reboni
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