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16.12.2017

Gufi esotici tra drink e panini Tiro incrociato sull’«Owl cafè»

Il portone d’ingresso all’Owl cafè di Palazzolo
Il portone d’ingresso all’Owl cafè di Palazzolo

Paolo Baldi Prima i controlli di polizia sull’origine degli animali; poi la reazione dell’animalismo, condita anche da minacce pesanti attraverso i social, che probabilmente si farà sentire anche oggi, giorno dell’inaugurazione, con una manifestazione di protesta di un gruppo estremista (anche politicamente), il Meta (Movimento etico tutela animali e ambiente). SUCCEDE a Palazzolo, e la causa è l’apertura (oggi) dell’«Owl cafè», un bar di ispirazione orientale la cui peculiarità non è rappresentata da aperitivi speciali o arredi ricercati; ma dall’esposizione di alcuni rapaci notturni vivi. Visto il polverone sollevato, c’è chi si è chiesto se non c’era un’idea migliore per attrarre clienti. Risponde una delle titolari, chiedendo di rimanere anonima per ripararsi dalle «minacce di morte» che i neo baristi avrebbero ricevuto: «Abbiamo pensato che fosse una proposta carina valorizzare i nostri animali, la fauna selvatica. Non ci aspettavamo una reazione del genere». Fauna locale che però, a parte due barbagianni (autoctoni), è rappresentata in realtà da «gufi bengalesi e allocchi bruni e zamperosse»; la prime due specie provenienti dal Sudest asiatico e la terza dal Sudamerica. Tutto in regola relativamente all’origine degli animali? «I carabinieri forestali hanno controllato la documentazione - risponde la titolare -. È tutto a posto; i rapaci sono nati in cattività. Ci fa male anche il fatto che nessuno abbia ancora visto il locale, eppure si è detto che gli uccelli soffriranno per il contatto con le persone. In realtà su tutti i tavoli e all’ingresso è presente un regolamento che dice che i gufi non si possono toccare, che si possono fotografare a debita distanza e senza flash e che nel bar non si deve urlare». I promotori dell’Owl cafè dicono di essersi ispirati ai «cat cafè», i locali in cui si interagisce con placidi mici, ma questo sembra in realtà un richiamo ai vecchi e ormai quasi scomparsi giardini zoologici. Almeno questa è l’opinione delle sezioni di Brescia della Lega per l’abolizione della caccia e della Lega italiana protezione uccelli. La prima parla di una trovata «da mercato del Medioevo e di pessimo gusto», e ricordando di aver chiesto l’intervento di carabinieri forestali e Ats afferma che «i falconieri dichiarano di amare i propri animali eppure li obbligano a vivere su trespoli o in voliere. Questa esibizione ripropone solo una visione malata del rapporto con gli animali, basata sul possesso e in questo caso anche sul lucro». La seconda invita «ad ammirare e fotografare i rapaci nel luogo in cui vivono da sempre: in natura. Questa è una iniziativa altamente diseducativa, di cattivo gusto e che snatura l’indole selvatica dei rapaci; animali a rischio di estinzione». •

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