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15.02.2018

«Shalom, suor Rosalina è come una mamma» Disposto un sopralluogo

In udienza  è stato deciso il sopralluogo alla comunità Shalom
In udienza è stato deciso il sopralluogo alla comunità Shalom

Ci sarà un sopralluogo. Il presidente Roberto Spanò, durante l’udienza di ieri ha più volte sottolineato che «il processo non è contro la comunità». Ma il 16 maggio il tribunale si sposterà con tutte le parti, a Palazzolo per il sopralluogo alla comunità Shalom. La decisione è stata presa negli ultimi minuti dell’udienza di ieri dedicata prevalentemente ai testimoni della difesa. Il quadro che ne è uscito, delineato con molta convinzione dai testimoni, è quello di una realtà in cui non veniva e non viene praticata alcuna forma di violenza e a cui non viene impedito agli ospiti d’andarsene. Nella comunità la figura centrale è suora Rosalina Ravasio, imputata nel processo. Nell’udienza di ieri più di un testimone ha parlato di lei come di una madre e della comunità come di una casa. Così il primo dei testimoni sentiti nel corso dell’udienza ha detto chiaramente che «quando si era nervosi si faceva lavorare qualche ora di più, ma solo per fare ragionare. Il lavoro notturno non era da intendere in senso punitivo, ma per dare un aiuto. Poi è stato sentito un insegnante che ha parlato di ragazzi che «si erano allontanati e erano stati riammessi due-tre volte». Quindi la legna. Un’altra teste ha spiegato che per sfogarsi usava la legna per «sessioni di urlate spingendo carriole cariche» ed «erano le ragazze a chiedere di farlo». UN’ALTRA EX OSPITE ha detto senza mezzi termini: «la comunità mi ha salvato la vita. La suora aveva metodi un po’ irruenti, ma mai ha messo le mani addosso. Le parolacce erano un po’ forti, ma andavano interpretate in senso positivo. La suora mi ha solo aiutato, è stata come una mamma». Il ricorso alla carriola, ai «giri nell’aia» per superare momenti di tensione è stato ribadito anche da un’altra ragazza che ha anche detto: «in comunità mi sono sentita amata per quello che ero e ho capito che se c’erano persone che facevano tanto per me, dovevo metterci del mio». Nella parte finale dell’udienza è stato sentito lo psichiatra Massimo Biza, consulente della difesa che ha parlato tra l’altro di disturbo della personalità e rapporto con le autorità. Ora, quindi, il sopralluogo. •

M.P.
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