CHIUDI
CHIUDI

18.12.2018

Sul monte Quarone
si può coltivare
marijuana

Sul monte Quarone a Gussago si può coltivare la cannabis  «light»
Sul monte Quarone a Gussago si può coltivare la cannabis «light»

Cinzia Reboni Sul monte Quarone a Gussago si può coltivare marijuana. Lo ha stabilito il Tar accogliendo il ricorso dell’azienda proprietaria di una piantagione di cannabis sativa, ovvero a basso contenuto di principio attivo. La società agricola Franciacorta Legal Marijuana la scorsa estate aveva scorticato il terreno e messo a dimora la canapa in una zona carsica. «Non è possibile fare agricoltura, in quel punto. Qualunque essa sia, cannabis o altro», aveva stabilito il Comune nel provvedimento che il 4 settembre ha bloccato la prosecuzione dell’attività «per mancanza di conformità urbanistica». Dietro lo stop imposto dall’ente locale non c’era insomma alcun retropensiero etico, ma solo questioni urbanistiche. Gli imprenditori di Ospitaletto e Milano, titolari della società, hanno impugnato il provvedimento. E i giudici amministrativi hanno dato ragione a loro, stabilendo che la misura dell’Amministrazione comunale «è stata assunta ben oltre il termine stabilito dalla disciplina, e quindi è illegittima». Il 12 giugno la Legal Marijuana aveva inoltrato la Scia - segnalazione certificata di inizio attività. Da quel momento il Comune aveva a disposizione 60 giorni di tempo per accertare l’eventuale carenza di requisiti e dei presupposti, e nel caso vietare l’attività, «esercitando i suoi poteri di autotutela in presenza di ragioni di pubblico interesse da considerarsi prevalenti rispetto agli interessi dei destinatari». Tempo scaduto, quindi. Secondo la società agricola, inoltre, il Comune di Gussago non ha ottemperato alla legge 242 del 2016 - che recita norme per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa -, che consentirebbe la coltivazione della canapa legale senza necessità di autorizzazione. Il provvedimento impugnato «non fornirebbe motivazione alcuna in ordine alla pretesa “non conformità urbanistica” dell’attività di coltivazione». NEL CASO IN ESAME, spiegano i giudici del Tar di Brescia, «a fronte della presentazione della Scia da parte della società ricorrente in data 12 giugno, l’Amministrazione comunale non ha assunto entro il termine di 60 giorni alcun provvedimento paralizzante dell’attività segnalata dalla ricorrente. Conseguentemente, il provvedimento di inibizione dell’attività assunto in data 4 settembre, quindi ben oltre il termine stabilito, è illegittimo». Non modifica i termini della questione nemmeno la comunicazione del 9 luglio con la quale il dirigente dell’Area Tecnica e Suap informava la società agricola dell’avvio del «procedimento amministrativo al fine di accertare in atti il parere di conformità urbanistica», dal momento che - spiega il Tar - «tale comunicazione è del tutto ininfluente rispetto al procedimento avviato con la Scia depositata dalla ricorrente». Sul monte Quarona insomma si potrà coltivare la marijuana legale • .

Cinzia Reboni
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1