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19.01.2019

Piantagione di «marija», guerra a oltranza

Confezioni in vendita di «cannabis sativa»
Confezioni in vendita di «cannabis sativa»

Infuria la battaglia a colpi di carte bollate sulla coltivazione di «marijuana light» sul monte Quarone. Dopo la sconfitta subita davanti al Tar a dicembre, il Comune di Gussago si prende una rivincita portando la «partita» ai supplementari. I giudici amministrativi hanno infatti respinto il ricorso dell’azienda, proprietaria di una piantagione di cannabis sativa, ovvero a basso contenuto di principio attivo, che chiedeva di congelare l’ordinanza di rimozione della recinzione allestita attorno all’area coltivata. IL VERDETTO, secondo i legali dei privati, non modifica tuttavia di una virgola il precedente pronunciamento del Tar. I giudici in quell’occasione hanno autorizzato l’operazione della Società agricola Franciacorta Legal Marijuana. L’azienda la scorsa estate aveva scorticato il terreno e messo a dimora la canapa in un zona carsica. Il Comune aveva successivamente bocciato la Scia, la segnalazione certificata di inizio attività. Un provvedimento adottato però, a parere dei giudici, fuori tempo massimo. In sostanza la società ha ottenuto il via libera attraverso il silenzio assenso. «Decideremo se impugnare l’ordinanza del Tar - spiega Carlo Innocenti, legale della Società Agricola Franciacorta -. La recinzione metallica è stata installata a tutela della piantagione, per evitare l’ingresso di altre persone o di animali. La coltivazione della cannabis sativa può continuare, a fronte della sentenza di primo grado e indipendentemente dalla richiesta del Comune di rimuovere la struttura di protezione attorno alla proprietà dell’azienda». I privati insomma non arretrano di un passo. Secondo il legale del Comune, Mario Gorlani, l’ultimo pronunciamento del Tar apre invece scenari giuridici favorevoli all’ente locale, che ha sempre sostenuto di opporsi al progetto degli imprenditori di Ospitaletto e Milano non per un retropensiero etico, ma solo per questioni urbanistiche. «I giudici hanno riconosciuto il fondamento dell’ordinanza di demolizione emessa perché in quella zona non ci possono essere né recinzioni né attività di quel tipo. Nei prossimi giorni, come forma di autotutela, il sindaco adotterà una nuova ordinanza per fermare la piantagione. Il primo pronunciamento faceva riferimento al tardivo intervento del Comune - spiega Gorlani - e non entrava nel merito della questione urbanistica presa invece in considerazione dall’ordinanza che ha respinto il ricorso dei privati, riconoscendo le ragioni che spingono l’Amministrazione civica a vietare la coltivazione». Quasi scontato che la Societá agricola Franciacorta impugnerà anche questo atto e, al netto di ricorsi incrociati al Consiglio di Stato, la battaglia a colpi di carte bollate sulla coltivazione di «marijuana light» è dunque destinata a proseguire ad oltranza.

Cinzia Reboni
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