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19.05.2017

Quei nomi dimenticati
del paese di una volta

«Marone. Toponomastica storica. Luoghi e percorsi tra passato e presente». Così si intitola il nuovo libro del maronese Roberto Predali che viene presentato stasera alle 20,30, al centro civico «don Riccardo Benedetti» dal professor Giovanni Bonfadini, dell’Università di Milano.

Un libro che fornisce un importante contributo alla storia del paese sebino. Scrive nell’introduzione Giovanni Gregorini: «Questi 850 toponimi maronesi, insieme ai 560 circa raccolti nel contiguo comune di Zone da Stefano Zatti, costituiscono uno stimolo ad altri ricercatori per un’estensione della raccolta ad altri comuni e in prospettiva a tutto il Sebino».

Le fonti cui Predali ha attinto sono gli estimi del 1573, del 1641 e del 1785, la cartografia storica, il catasto on-line e le testimonianze orali.

Due gli elementi che la ricerca di Predali ha messo in evidenza: «Da un lato, come conseguenza della sfrenata urbanizzazione contemporanea, vi è la scomparsa definitiva di molti toponimi; dall’altro, la toponomastica locale non è più una conoscenza e sapienza collettiva».

Nella ricostruzione di Predali, la cementificazione del territorio, la costruzione di nuove strade, l’industrializzazione (la Dolomite Franchi occupa 84mila mq, la Feltri Marone 12.500), l’abbandono delle pratiche agricole e dell’uso produttivo dei boschi hanno determinato la scomparsa fisica delle località, e di conseguenza la cancellazione dei loro nomi corrispondenti dalla memoria.

«INFINE- aggiunge Predali-, dal 1922 al 1945 il regime fascista ha cambiato i nomi tradizionali di molte vie: via del Forno è via Adua; via Razzica è via Makallé; vicolo Ciepi è via Trieste; via Calchera è il lungolago Marconi; via Sedesella è via 24 Maggio; via Cavana è via Zanardelli; via dei Molini è via 4 Novembre».

In genere, quando si parla di «non luogo» si fa riferimento a strutture anonime e seriali come gli aeroporti, i centri commerciali. «Forse - è la conclusione di Predali - varrebbe la pena di aggiungere ai “non luoghi” il territorio sconosciuto nella sua toponomastica e quindi nella sua storia». G.Z.

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