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18.05.2017

Reti killer in
torbiera, caccia
ai bracconieri

Una delle reti abusive trovate dalle Guardie ecologiche volontarie
Una delle reti abusive trovate dalle Guardie ecologiche volontarie

Erano posizionate a pochi metri dalle «lamette», la zona «A» delle Torbiere del Sebino che da Iseo scende verso Clusane: le Guardie ecologiche volontarie, facenti capo alla Provincia di Brescia, hanno provveduto al recupero.

SONO RETI KILLER, ovvero trappole mortali per l'ittiofauna del lago d’Iseo: una lunga 300 metri, un’altra di circa 30, oltre a cinque bertovelli, gabbie da anguille con sezione di un metro quadrato fino a una profondità di una decina di metri.

L’operazione si è svolta in due fasi notturne, e ha visto prendervi parte sette Guardie: «Siamo riusciti a salvare e a recuperare una serie di pesci, tra cui anguille, carpe, scardole e un pesce gatto, estremamente raro in questa zona, ancora vivi – ha spiegato la Guardia ecologica referente per la Riserva naturalistica, Luigi Quaini . Purtroppo questo è solo l’ultimo di una serie di episodi. La Riserva delle Torbiere è un luogo di caccia preferenziale per i pescatori di frodo. In questo periodo poi, arrivano a riva le femmine delle specie per depositare le uova. Il pescatore di frodo prende tutto quello che capita nella sua rete: il rischio di scomparsa di alcune specie è molto alto».

D’altronde, il servizio di vigilanza ecologica, svolto con precisione dai volontari sebini, ha come finalità la salvaguardia dell'ambiente, la difesa del patrimonio naturale e paesistico, la collaborazione con le autorità competenti per le operazioni di pronto intervento e di soccorso.

«Non abbiamo ancora individuato chi ha posizionato queste trappole mortali - continua Quaini - ma sappia, chiunque sia, che presto risaliremo anche a lui, così come abbiamo riconosciuto altri bracconieri delle Torbiere».

«IL RUOLO dei volontari è essenziale - gli fa eco il comandante Carlo Caromani, della Polizia Provinciale, l’istituzione a cui le Gev fanno riferimento -: senza di loro, sul Sebino, saremmo completamente scoperti».

Una questione, quella delle reti killer, sempre più spinosa ed importante, sull’area del Lago d’Iseo.

Non sono interessate solamente le Torbiere, anzi: la Polizia Provinciale bresciana e bergamasca, con la stretta collaborazione dei sommozzatori della North central divers e della Guardia costiera ausiliaria, ha provveduto negli ultimi 24 mesi, a recuperarne una decina, da Predore a Sale Marasino, da nord a sud. Nel gennaio del 2015 il sub bergamasco Lorenzo Canini morì annegato, nel tentativo di liberarsi da una rete posizionata a largo di Tavernola.

Alessandro Romele
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