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11.07.2018

Rfiutano il trasloco
E il sindaco si
rivolge a Salvini

Profughi: a Zone il gruppo di 24 migranti è in «rotta» con il sindaco
Profughi: a Zone il gruppo di 24 migranti è in «rotta» con il sindaco

Il «ricambio» dei richiedenti asilo ospiti dell’ostello Trentapassi di Zone si è bloccato. Ieri le vivaci proteste dell’intero gruppo hanno reso necessario l’intervento sul posto dei carabinieri e del sindaco Marco Zatti.

NESSUNA VIOLENZA o scene drammatiche, per fortuna, solo il netto rifiuto di due di loro, spalleggiati dagli altri, di andarsene. Zatti non è sindaco che tira su muri, ma nemmeno accetta che l’abbia vinta chi alzi la voce. Ritiene anzi che i richiedenti asilo debbano in qualche modo essere riconoscenti dell’ospitalità di cui usufruiscono prestando la loro opera in lavori di pubblica utilità per il paese. Un modello di integrazione di cui il sindaco di Zone vorrebbe ora parlare a Matteo Salvini, «inteso come ministro degli Interni e non come segretario della Lega», ci tiene a specificare. Racconta Zatti: «Sono passate ormai due settimane dall’incontro che ho avuto col prefetto Annunziato Vardé. In quell’incontro, da me sollecitato in seguito al diniego di tutti e 24 gli africani presenti a Zone di dare una mano nella pulizia del sentiero delle piramidi d’erosione, si era convenuto su un totale loro ricambio, nel giro di pochissimi giorni».

«CON IL PREFETTO- spiega ancora il sindaco- si era pensato che, forse, portando a Zone un nuovo gruppo, educato a un maggiore senso civico sin dall’inizio, si sarebbe ottenuto un miglior risultato in termini di integrazione. Da allora solo due ospiti del Trentapassi, che avevano perso i requisiti per il diritto all’accoglienza, sono stati allontanati. Altri due avrebbero dovuto seguire a ruota, ma la protesta all’interno dell’ostello ha fermato tutto». Inutile dire che le due ore di tensione vissute ieri all’ostello Trentapassi hanno lasciato sconcertati il sindaco e i suoi concittadini. Eppure Marco Zatti non è tipo da gettare la spugna: «La legge, si sa, non prevede l’obbligo per i rifugiati di lavorare, a meno che non lo facciano su base volontaria - argomenta -. Tuttavia, l’articolo 1 della nostra Costituzione recita: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Non accetto che i profughi siano abbandonati per strada, siano perseguitati o sfruttati. Costoro, però, debbono collaborare per realizzare un’integrazione costruttiva e reciprocamente rispettosa. Non è accettabile che ragazzoni tra i 18 e i 25 anni si rifiutino di aiutare saltuariamente con piccoli lavoretti. Trovo che l’ozio sia irriguardoso».

E ANCORA: «Nei criteri coi quali si valuta se il richiedente asilo ha diritto o no all’accoglienza va inserito anche il criterio della meritocrazia: va verificato cioè se c’è la buona volontà di integrarsi operosamente. Da parte mia c’è la massima disponibilità a collaborare per proporre un’accoglienza più dignitosa e proficua». Zone, a sentire il suo sindaco, è un piccolo paese dove non manca la solidarietà, dove il bisognoso, meritevole e volenteroso, trova porte aperte. «Zone- sintetizza Marco Zatti - si proporrà quindi come paese in cui poter sviluppare sperimentalmente un modello di integrazione in cui si possano sposare legittimità e meritocrazia».

Giuseppe Zani
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