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mercoledì, 13 dicembre 2017

L’Annunciata mostra la corda
Convento sorvegliato speciale

Il convento dell’Annunciata sul Monte Orfano: «sorvegliato speciale» (BATCH)

Grande rispetto e un affetto profondo per un luogo di antica spiritualità, ma anche problemi e preoccupazioni sul futuro della struttura.

Al pranzo organizzato lunedì da padre Carlo, nuovo priore dei Servi di Maria, con i volontari impegnati nel convento dell’Annunciata di Rovato, Emanuele Facchi, architetto di Cazzago laureato al politecnico di Milano, ha illustrato i rischi del complesso.

La tesi «Caratteri costruttivi del monastero dell’Annunciata del Monte Orfano, restauri e problemi aperti», parte dalla storia del convento del XV secolo per mettere in luce i pericoli del monumentale complesso. Il nocciolo del problema: struttura troppo stratificata da interventi successivi nei secoli rendono poco stabile l’insieme.

Visto dall’esterno, con muri perimetrali in pietra, chiostro su due piani, ventidue colonne al primo, quindici con capitelli dorici al secondo, la chiesa, con l’Annunciazione del Romanino, il convento sembra a occhio nudo in perfetta salute. Ma la ricerca ha fatto emergere i rischi, conseguenza delle varie modifiche e restauri.

La ricerca è partita dall’analisi visiva, scoprendo gli interventi dei primi secoli attorno al nucleo quattrocentesco di chiesa e chiostro, in cui fra la fine del ’400 e i primi del ’500 si inserirono le cappelle.

Lo sviluppo del convento che fu visitato da Carlo Borromeo arrivò nel 1600. Con la Riforma arrivarono modifiche importanti: alle cappelle a nord, se ne contrapposero altrettante a sud, ricostruendo le volte del chiostro e sistemando le celle dei monaci con loggiati su tre livelli.

Per sostenerle fu smembrato il lato nord del chiostro, che confinava con la chiesa, costruendo contrafforti per rinforzare l’intera struttura.

Secondo la tesi quei lavori, non documentati, furono eseguiti per rimediare a dissesti provocati forse dall’acqua di una falda. Dopo la vendita nel 1773, del convento non si hanno notizie fino a metà del 1900 quando i Servi di Maria ritornarono e, viste le pessime condizioni, diedero incarico per un restauro.

IL PROGETTO puntò a ricostruirlo impiegando soprattutto cemento armato, considerando l’enorme peso che caricava sulle murature preesistenti in conglomerato. Gli estradossi delle volte furono ricoperti con 15 centimetri di cemento, le catene che legavano i loggiati sostituite dai travetti della copertura e dai puntoni del solaio.

«La situazione - ha spiegato l’architetto - chiede di affrontare le reali potenzialità di rischio. Inutile l’allarmismo, serve la presa di coscienza che un monumento di tale portata non deve essere abbandonato, ma va preso in carico da tutta la comunità che in quasi seicento anni lo ha sempre riconosciuto simbolo culturale e spirituale».