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05.12.2018

Non ce l’ha fatta Ramponi vittima di una caduta dal tetto del capannone

Gianluigi Ramponi: aveva 74 anni
Gianluigi Ramponi: aveva 74 anni

Non ce l’ha fatta, ma chi gli ha voluto bene giura che, in fondo, è proprio così che avrebbe voluto finire: al lavoro, la grande passione di tutta una vita, più che un impegno una missione. Eppure la tristezza è inconsolabile, il dolore immenso dopo giorni di agonia e di vane speranze. Gianluigi Ramponi, imprenditore di Cologne, ha lottato fino alle 3 di martedì mattina contro le conseguenze dalla caduta di sabato scorso, dagli oltre 10 metri della gronda del capannone di Mornico. La sua scomparsa ha lasciato nel dolore la moglie Luisella, insegnante in pensione, e i figli Giorgio, Steve e Walter, che lo avevano reso nonno felice e si preparavano a festeggiare il 14 dicembre il suo 74 esimo compleanno. PER TRE GIORNI dopo quella spaventosa caduta la famiglia ha sperato, poi quando nell’ospedale di Bergamo il cuore si è fermato, hanno autorizzato l’espianto delle cornee «come avrebbe voluto lui». Che era un generoso, infaticabile, un uomo vero e coraggioso. ORIGINARIO di Rovato, dove sarà tumulato e riposerà, Gianluigi Ramponi si era conquistato la fama di imprenditore serio e onesto, passando dal tessile all’immobiliare, e negli ultimi anni all’agricoltura, avviando un’azienda agricola a Pachino in Sicilia. A Cologne negli anni ottanta, sponsorizzando la squadra di pallamano, in meno di dieci anni da presidente, l’aveva portata ai vertici nazionali. Una vita di fatiche, ma anche di soddisfazioni. Da pochi anni, lasciata l’attività diretta, continuava a seguire la gestione del patrimonio famigliare e l’azienda agricola di Pachino. Ma proprio il suo inesauribile attaccamento al lavoro, sabato pomeriggio, lo aveva spinto fatalmente a recarsi a Mornico, per controllare di persona i danni provocati dal maltempo sul suo capannone. «Se avesse potuto scegliere come morire - ha commentato uno dei figli - avrebbe voluto morire lavorando, la missione della sua vita, anche se adesso poteva godersi quello che aveva costruito. Il lavoro era la sua passione: aveva una grande voglia di fare, che non lo ha mai lasciato. Per lui era impossibile stare fermo: doveva sempre avere qualche cosa da fare». DOPO L’ESPIANTO degli organi, che saranno donati per salvare altre vite, la salma ha lasciato l’ospedale di Bergamo per la casa del commiato di Chiari, scelta dalla famiglia per consentire agli amici di rendergli l’estremo saluto. Questa sera alle 18 nella Casa del commiato sarà celebrato l’ufficio funebre, poi domani pomeriggio alle 14,30 da Chiari partirà il corteo funebre per la celebrazione della messa nella chiesa parrocchiale di Cologne, al termine della quale la salma sarà trasportata nel cimitero di Rovato per la sepoltura.

G.C.C.
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