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11.08.2017

«Sorveglianza e sicurezza, il lago è in apnea»

Idroambulanza in servizio permanente  sul le acque del   lago di Iseo
Idroambulanza in servizio permanente sul le acque del lago di Iseo

Quattro annegati nell’estate più «nera» del lago di Iseo hanno riportato drammaticamente alla ribalta il problema della sicurezza in acqua. Un tema rimasto ai margini anche perché la mobilitazione scattata in occasione del Ponte di Christo ha dato un’immagine blindata del Sebino. Un’immagine però contingente e non strutturale come loè invece il deficit di mezzi e personale.

AL NETTO DELL’ONDA emotiva sollevata dalla recente morte di due amici ghanesi a Marone, i vertici della Croce Rossa osservano in modo razionale una situazione complessa. Leonardo Bonzi, responsabile tecnico per il lago d’Iseo, a capo dell’idroambulanza di stanza a Predore, con Faustino Belometti, responsabile del comitato della Cri di Palazzolo cui fanno capo sponda bresciana e valle, sottolineano che le difficoltà di garantire il controllo del Sebino sono note a ogni livello istituzionale. Spiega Bonzi, che opera sul lago dal 1997 in accordo con il consorzio dei laghi che finanzia l’idroambulanza: «Lo scorso anno in occasione di The Floating Piers siamo riusciti a garantire il servizio 24 ore su 24 per la durata dell’evento, ma i nostri operatori sono tutti volontari. Fino a quando non è entrata in servizio l’idroambulanza di Montisola, pattugliavamo tutto il lago in accordo con l’Areu. Per il 2018 contiamo di allestire una seconda idroambulanza ma è evidente che siamo pochi e che gli enti interessati devono investire: quattro morti nel Sebino, altrettanto nel lago d’Endine e nell’Oglio non sono un buon biglietto da visita per il comprensorio».

QUANTO alla pericolosità intrinseca, non ci sono differenze tra spiagge balneabili o meno. «Purtroppo nessun lido è sorvegliato - sottolinea Belometti - La gente del comprensorio Sebino lo sa, la maggioranza degli altri ospiti delle sponde pensano che il lago sia come il mare. I rischi invece sono maggiori e spesso subdoli, come i fondali franosi che spesso digradano all’improvviso con ripide pendenze. I Comuni dovrebbero assumere dei bagnini perché per quanto onerosa la misura è sicuramente meno costosa del danno di immagine al turismo provocato dalle disgrazie in acqua». A questo proposito, nella prossima seduta della commissione regionale Sanità, su iniziativa del presidente Fabio Rolfi, si valuteranno eventuali incentivi per i Comuni che investono sulla sorveglianza delle sponde.

Per il responsabile della Croce Rossa occorre promuovere la cultura della prudenza. «Chi fa il bagno in un fiume o in un lago - rimarca Bonzi - deve imparare a entrare in acqua con calma, dopo essersi bagnato e sempre almeno tre ore dopo aver mangiato. E per quanto ovvio, ribadiamo che non deve tuffarsi chi non sa nuotare».

ALTRO TEMA è la legislazione, corretta nella forma come spesso accade in Italia ma inefficace nella sostanza. «Il salvataggio in acqua, specialmente in queste bacini di acqua dolce - spiega Belometti - richiede sub con una competenza certificata, ma nessuno prende in considerazione che a operare sono solamente volontari». «Sull’idroambulanza della Croce Rossa - precisa Bonzi - l’unica abilitata al soccorso sanitario in acqua dolce, abbiamo risolto il problema della catena di comando con due vigili del fuoco a bordo».

Stupisce insomma che nei giorni successivi alle tragedie qualcuno abbia voluto, con un’enfasi inspiegabile, far passare la presenza dei vigili del fuoco sull’idroambulanza come una misura straordinaria presa dopo gli annegamenti. «Il personale del 115 c’è sempre stato - sottolinea Bonzi - Semmai servirebbero altre idroambulanze per coprire tutto il lago».

LA CROCE ROSSA auspica una valorizzazione dei volontari, ma anche un pacchetto di risorse dedicate alla sicurezza. «Da parte nostra faremo leva su una campagna di promozione della conoscenza e della prudenza - conclude il responsabile della Croce Rossa - Bisogna insegnare alle nuove generazione e ai turisti quale deve essere l’approccio al lago e al fiume, come sono fatti i fondali e quali i rischi. Siamo disponibili a promuovere corsi didattici nelle scuole elementari e medie. Ilago e il fiume sono da vivere con responsabilità, ma senza paure assurde».

Giancarlo Chiari
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