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11.09.2018

A Montecampione è scoppiata la guerra dei rifiuti

Il presidente Paolo Birnbaum
Il presidente Paolo Birnbaum

Comune di Artogne, Consorzio Montecampione e Valle Camonica Servizi. Tre enti coinvolti nel problema e attorno ai quali rischiano di innescarsi cause legali a seguito della decisione del primo di prendersi in carico il servizio di raccolta dei rifiuti nella stazione sciistica. A meno che non si arrivi a una soluzione condivisa davanti al giudice di pace di Breno, per quella che è stata definita «l’ultima occasione prima di finire dritti in tribunale». A PARLARE è il presidente del Consorzio Residenti Paolo Birnbaum, nel corso di una conferenza stampa convocata dopo che nelle cassette della posta dei montecampionesi sono arrivate le cartelle per il pagamento della Tari. Che, si è precisato, va pagata, anche se poi si valuterà come restituire o conguagliare la doppia imposizione, visto che nella quota consortile è compresa anche la voce raccolta e smaltimento rifiuti. L’offerta di una conciliazione ha fatto seguito alle dichiarazioni rilasciate in un’intervista televisiva dal sindaco di Artogne Barbara Bonicelli; dichiarazioni contestate punto per punto da Birnbaum, che ha ricordato come l’ente da lui guidato avesse chiesto di procrastinare la tariffazione al 2019. Il Consorzio sostiene inoltre che l’applicazione del tributo anche alla realtà turistica serva a far quadrare i conti del Comune, mentre la Bonicelli precisa che ciò non è assolutamente vero, perché è la legge che chiede che i costi del servizio vengano totalmente coperti dagli introiti tariffari e da Montecampione non si incasserà nulla di più di quanto speso. «Non abbiamo bisogno del Comune, semmai sono loro ad aver bisogno di noi - ha tuonato Birnbaum - L’ente pubblico cominci a ritirare tutte le opere di urbanizzazione, poi verranno a dirci in quale modo hanno bisogno di noi». Come si diceva, di mezzo c’è pure Valle Camonica Servizi, che per la raccolta aveva firmato un contratto con il Consorzio Residenti fino al 2023, ma che da Artogne ha saputo che tutto deve passare dal Comune. C’è lavoro per gli avvocati, e se il tavolo di confronto auspicato non avrà esito, presto ce ne sarà anche per i giudici. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

D.BEN.
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