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20.02.2019

«Acqua dell’Oglio: è ora di dire stop agli abusi»

L’Oglio come appare spesso a valle della centralina di Capo di Ponte
L’Oglio come appare spesso a valle della centralina di Capo di Ponte

Nel loro appello formale chiedono che «l’acqua dell’Oglio torni a essere di tutti, e non solo di chi vuole abusarne per esclusivo scopo di lucro». Il Comitato centraline di Valle Camonica e quello dei Pescatori della media valle lo hanno presentato a diversi uffici interessati (Arpa, Ufficio usi acque, ufficio Pesca della Lombardia, commissioni regionali e Comunità montana), senza dimenticare i carabinieri forestali e la polizia provinciale, puntando l’indice in particolare su un caso di sfruttamento idroelettrico a Capo di Ponte che, tanto per cambiare, finisce per ridurre il fiume a un rigagnolo. Claudio Prandini del Comitato e Lino Gasparini, consigliere delle associazioni pescatori, attaccano la centralina idroelettrica privata che da oltre un anno sta causando problemi ambientali: la riduzione continua del flusso danneggia enormemente l’ecosistema causando danni gravi alla fauna ittica: dal plancton ai pesci. Nell’esposto si cita una situazione di carenza idrica «che noi verifichiamo in continuazione: non si dà corso ad alcun tipo di rilascio dalle traverse mobili dell’impianto idroelettrico, creando scenari completamente diversi da quanto era stato prospettato nella documentazione ufficiale durante l’iter di richiesta della concessione». «A VOLTE siamo di fronte a un fiume ridotto a un rigagnolo a causa del repentino sollevamento delle traverse mobili, quando l’impianto è in manovra - aggiungono i firmatari - e ci chiediamo se non è possibile posizionare sistemi di misurazione del deflusso minimo vitale visto che l’attuale, di 300 litri al secondo, appare irrisorio. Sistemi accessibili anche ai passanti, a chiunque voglia controllare la situazione dal punto di vista quantitativo, rendendo i dati fruibili e accessibili anche alle associazioni». Nella polemica c’è spazio anche per i diversi campi di gara fissi presenti sul fiume e gestiti dai pescatori: «A Ceto, Niardo, Breno, Malegno ed Esine si verificano situazioni spiacevoli e a volte anche di un certo pericolo quando i concorrenti si vedono scomparire l’acqua sotto i piedi (o al contrario assistiamo all’arrivo di un flusso decisamente superiore al normale), mentre i cormorani e gli aironi banchettano con i pesci seminati dagli iscritti, visto che le semine istituzionali non si effettuano più da anni». «Non siamo contrari alle centraline - puntualizza Claudio Prandini - ma chiediamo il rispetto delle regole e la fine dell’abuso delle risorse idriche». «Ci vantiamo di essere i guardiani del fiume e chiediamo che l’acqua torni a essere di tutti: non intendiamo dichiarare guerra a nessuno» aggiunge Gasparini. •

L.RAN.
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