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18.01.2019

Acqua pubblica, dopo il voto bis un «promemoria» per i sindaci

Acqua pubblica. Un pro memoria per i Comuni
Acqua pubblica. Un pro memoria per i Comuni

In Valcamonica il referendum consultivo provinciale sulla gestione dell’acqua dello scorso novembre ha avuto un peso particolare, con una partecipazione sconosciuta altrove e, prevedibilmente, con una valanga di consensi per il mantenimento del controllo esclusivamente in mano pubblica (ben 16 i Comuni nei primi 20 posti con Cerveno, Paspardo e Cimbergo sul podio). Alla luce di ciò, ora i promotori locali si attendono una serie di delibere di accoglienza coerenti da parte dei municipi. Gianluigi Di Giorgio è a capo del comitato camuno «Acqua Bene Comune», oltre che da sempre molto attento ai temi ecologici e ambientali. La battaglia per l’acqua pubblica lo vede appunto impegnato alla testa del comitato camuno, ma anche come attivista del circolo di Darfo di Rifondazione comunista, ed è in questa veste che lancia il suo appello: «Invito le amministrazioni comunali del territorio, i cui cittadini lo scorso novembre hanno dimostrato di avere a cuore il tema dell’acqua, a predisporre e approvare delibere coerenti, perché Acque bresciane rimanga pubblica senza l’ingresso di soggetti privati». L’attivista rinfresca la memoria a sindaci, assessori e consiglieri ricordando che «oltre 26 milioni di italiani nel giugno del 2011 si espressero contro la privatizzazione dell’acqua (il 95% dei votanti), e in valle ci fu una partecipazione straordinaria, tanto che in diversi Comuni l’affluenza superò il 70% dei votanti». Poi ricorda la proposta che vuole che «in Valcamonica la gestione del ciclo idrico debba essere affidata a un sub ambito territoriale, contemplato tra l’altro dalla legge Galli del 1994, quella che ha istituito il servizio integrato e l’Ambito territoriale ottimale (Ato)». «PRIMA di allora - ricorda Di Giorgio - era lo Stato che trasferiva annualmente i finanziamenti a ogni Comune italiano per la sistemazione delle vecchie e nuove reti idriche e fognarie». Il referente del comitato valligiano caldeggia poi un’altra iniziativa ambientale, che è stata sperimentata con successo da qualche anno dal Parco dell’Adamello per i rifugi Tonolini, Aviolo e per la Casa del Parco di Cevo: è la fitodepurazione, un sistema che permette la ripulitura naturale delle acque reflue domestiche e agricole riproducendo il principio di digestione che si verifica negli ambienti acquatici e in particolare nelle paludi. «Parco dell’Adamello a parte, sul territorio valligiano - ricorda Di Giorgio - Lozio è finora l’unico Comune che l’ha adottato, utilizzando le piante per depurare i reflui quasi al 100%». •

L.RAN.
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