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15.04.2018

Aperta un’inchiesta con una sola certezza: non dovevano essere lì

La massa nevosa scivolata a valle venerdì
La massa nevosa scivolata a valle venerdì

I fatti dimostrano che l’espressione «una tragedia annunciata» non è un luogo comune. L’hanno usata esperti di montagna e istituzioni territoriali che da tempo si battono per impedire che il fenomeno delle motoslitte esca dai tracciati sicuri e autorizzati per commentare quanto è successo venerdì. Una versione su scala ridotta, e arrivata dopo 10 anni, del caso del 13 gennaio 2008 al Dosso dei Galli, quando una valanga staccatasi dal monte Maniva travolse e uccise quattro persone. Facevano parte di una comitiva di undici in movimento con dieci motoslitte: partiti in mattinata, avevano insistito sul versante che guarda i vecchi radar della ex base Nato per oltre quattro ore, fino a quando la cima, nota perchè scarica di frequente, aveva finito per rilasciare tutta la neve che le si era accumulata addosso. Anche in quel caso, sul territorio di Collio, insisteva una ordinanza che vietava l’utilizzo delle motoslitte al di fuori delle strade. Un’ordinanza poco o niente rispettata anche per l’oggettiva difficoltà nell’effettuare controlli in una zona isolata. Come succede nell’area del Bazena e del Crocedomini, dove da anni si lotta contro un fenomeno che si è incancrenito e dove la Comunità montana, con i carabinieri di Breno e i carabinieri forestali, aveva ipotizzato nelle ultime settimane un pattugliamento. Doveva riguardare la zona in cui per tutto l’inverno hanno operato le guardie ecologiche volontarie, riuscendo anche a sanzionare persone trovate a ignorare i divieti. Un lavoro difficile visto che le motoslitte sono senza targa. Ora saranno i carabinieri forestali e la Procura a occuparsi della ricostruzione di quanto accaduto due giorni fa. Non appena avrà ricevuto gli atti il pm Claudia Moregola potrà aprire un fascicolo. DA QUESTE parti sono quattro i divieti operativi: quello della Provincia, che oltre Bazena ha chiuso la strada con i new jersey; quello del Parco dell’Adamello (attraversato da Andrea Morandini per arrivare in Crocedomini); la legge regionale forestale e l’ordinanza del Comune di Bienno varata dopo la tragedia del Dosso dei Galli e mai più revocata. Lo stesso direttore del servizio Foreste e bonifiche montane della Comunità montana, Giambattista Sangalli, responsabile della Protezione civile e vice delle guardie ecologiche volontarie dell’ente, il 13 dicembre scriveva al Prefetto che «da stamane le motoslitte percorrono la sp 345 nonostante l’ordinanza di chiusura e i cartelli di divieto e pericolo».

C.VEN.
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