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03.12.2017

Ex sanatori, una guarigione difficile

Uno scorcio invernale degli ex sanatori di Borno
Uno scorcio invernale degli ex sanatori di Borno

Claudia Venturelli Un villaggio fantasma; quattro padiglioni che cadono a pezzi che sono lì a ricordare la loro funzione e un passato importante, ma per i quali si fatica a immaginare un futuro. Rappresentano un problema che non è solo economico, ma anche di rapporto tra le proprietà, che sono interamente pubbliche. Sono infatti in capo all’Asst di Vallecamonica e alla provincia di Cremona. NEGLI ANNI ’30 gli enti avevano un nome diverso, ma sempre pubblici erano, e sotto la sigla di Consorzio tubercolare di Brescia scelsero Croce di Salven, luogo salubre e con un paesaggio unico, per realizzare un sanatorio per i malati di tbc. Vista l’importanza del progetto il Comune di Borno decise di donare il terreno necessario alla costruzione del complesso, riservandosi la proprietà del taglio degli alberi, allora una risorsa fondamentale, e con la clausola che se il luogo non fosse più stato utilizzato per il fine preposto i terreni donati, 30mila metri quadrati, sarebbero tornati in capo all’ente locale. Grazie al vaccino antitubercolare i sanatori sono stati dismessi a partire dagli anni ’60, ma niente di quanto previsto è accaduto. L’ente locale non ha voce in capitolo su nulla: le strutture cadono a pezzi e sono pericolose, la recinzione traforata permette a tutti di entrare e da tempo si è aperto un contenzioso perchè il municipio risulta creditore dell’Imu che, seppur ridotta per dichiarata inagibilità, è un’entrata importante. Così il sindaco Vera Magnolini ha scritto al presidente della Regione, e per conoscenza al direttore dell’Asst di Vallecamonica, oltre che a quello della Provincia di Cremona, sottoponendogli «un grave problema di degrado e immagine per il mio paese che non può più aspettare». Da cinquant’anni ormai si parla di cosa potrebbe nascere qui: «Nel Pgt resta una zona dedicata ai servizi. Si è parlato di università, campi da golf, albergo con spa, ma per ora nulla». Il primo cittadino chiede un sollecito agli enti pubblici interessati perchè si sani e si riqualifichi l’area o, se non ci fossero progetti, affinché si restituisca la proprietà al Comune perchè, pur senza risorse, possa decidere come rilanciare la zona a partire dalla bonifica. La lettera è datata agosto, e per ora non c’è stata nessuna risposta se non quella del presidente della Provincia di Cremona, che aveva messo le strutture nel piano delle alienazioni già lo scorso anno senza risultato e che si dice disponibile al dialogo. Intanto però negli ultimi giorni su quel terreno sono stati tagliati decine di alberi senza che l’ente locale fosse avvisato: «Speriamo che l’introito derivante venga almeno in parte reinvestito sul nostro territorio - commenta Magnolini -. Ce lo devono». •

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