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28.01.2018

In Duomo la fede è sfolgorante

La spettacolare macchina dei Tridui montata a Breno
La spettacolare macchina dei Tridui montata a Breno

I fedeli brenesi (e magari non solo i credenti) hanno ancora poche ore di tempo per ammirare uno spettacolare e antico rito religioso. Nel Duomo tiene banco il Triduo dei morti voluti dal parroco don Mario Bonomi, e questa sera la monumentale «macchina» collegata si accenderà per l’ultima volta, illuminata da centinaia di lampadine e occupando l’intero spazio alle spalle dell’altare maggiore. L’imponente apparato è sempre sorprendente: una struttura in legno intagliato, dorato e dipinto che il brenese Fortunato Canevali (1856/1930), ispettore onorario ai monumenti per il Circondario di Breno, realizzò poco prima di morire. La macchina misura oltre 15 metri in altezza, copre una base di 11 metri e rappresenta un’interpretazione del modello neoclassico. In realtà questo esemplare è solamente l’ultimo in ordine di tempo, perché il primo venne pensato nel 1734 e realizzato l’anno successivo (era parroco don Giacinto Rizzieri) su intaglio dell’olandese Giovanni Muller e doratura di Gianbattista Suardi di Alzano (disegno di Giuseppe Baroncini di Rezzato e baldacchino e pavione disegnati da Gianbattista Caniana). L’istituzione a Breno dei Tridui di preghiera per i defunti si fa risalire al Seicento, alla peste del 1630 che qui fece 500 vittime. Fu l’arciprete don Bortolo Caldinelli (1596-1656) originario di Monno, e lui stesso malato di peste dalla quale guarì, a istituirli: pensò a questa celebrazione a ricordo dei morti e come ringraziamento per la fine dell’epidemia. Altre importanti macchine sono presenti a Gianico e Borno, ma quella della chiesa di San Faustino a Malonno è forse la più sfolgorante. • L.RAN.

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