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14.06.2018

Riflettori puntati sul paesaggio

Il Passo Crocedomini
Il Passo Crocedomini

Da subito la settima edizione della Fiera della Sostenibilità nella Natura Alpina, organizzata dal Parco dell’Adamello, ha incontrato il favore di tantissime persone, che hanno partecipato alle iniziative, ai convegni e agli eventi sportivi che hanno caratterizzato le prime due settimane della rassegna intitolata «La montagna è un rifugio», sostenuta dagli enti comprensoriali e da un piccolo esercito di volontari. Dario Furlanetto, direttore del Parco, ha saputo allestire con il suo staff un vero e proprio evento, che al di là delle singole manifestazioni presenta temi di grandissima importanza per il territorio. Valga per tutti il convegno dedicato a «Trasformazione e permanenze dei paesaggi camuni», che è anche il tema di una ricerca che è stata curata dal dipartimento di Architettura del Paesaggio dell’Università degli Studi di Firenze e che verrà illustrata oggi all’auditorium Mazzoli (dalle 9) da Anna Lambertini, coordinatrice scientifica del progetto con altri tecnici, architetti, ingegneri, paesaggisti e agronomi che si occupano della «conservazione attiva e della trasformazione consapevole di luoghi e paesaggi nella Valle dei Segni». IL DIRETTORE Furlanetto spiega che «si tratta di una ricerca finalizzata alla realizzazione di interventi di riordino paesaggistico della Valle Camonica, soprattutto nelle sue componenti di fondovalle - sono state individuate come aree sensibili le varie zone industriali, la ex SS 42, il Passo Crocedomini, i margini urbani di Ponte di Legno, Malonno e Darfo Boario - e nelle aree agricole di pregio, ossia i pascoli alpini, i prati terrazzati e l’agricoltura di fondovalle. Un’occasione per riflettere sulla nostra identità paesaggistica e per far riflettere sul futuro sostenibile della Valcamonica». Le proposte passano anche attraverso una cartellonistica appropriata e accattivante e la tutela e lo sviluppo di questi territori. «Abbiamo individuato una serie di temi strategici, che vorremmo applicare grazie anche al contributo di Fondazione Cariplo». Poi il direttore del Parco mette sul tavolo un’altra idea-progetto, magari provocatoria ma non inattuabile: «Perché non ci si prende cura delle sorgenti private, ancora tanto presenti nei nostri territori e delle quali si sono perse le tracce, magari adottandole?». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

L.RA.
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