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02.01.2018

Viaggio nella pittura del ’700 Col Ceruti il Camus fa il pieno

Una delle opere in vetrina nella mostra allestita al Camus di Breno
Una delle opere in vetrina nella mostra allestita al Camus di Breno

Luciano Ranzanici C’è ancora poco tempo, solo fino a domenica, per approfittare della specialissima offerta culturale fatta dal Museo Camuno (Camus) di Breno. Il 7 gennaio sarà infatti l’ultimo giorno di apertura della mostra «La realtà dello sguardo. Ritratti di Giacomo Ceruti in Valle Camonica» e i suoi promotori, la Comunità montana, il Comune di Breno e la Fondazione della Comunità bresciana, insieme all’ormai ex direttore del Camus Filippo Piazza e a «Cieli vibranti» che l’ha organizzata, hanno voluto fare il punto sull’esito dell’iniziativa. PREMESSO che attorno alla manifestazione qualcuno in Valcamonica ha avuto da dire, sottolineando criticamente l’affidamento dell’iniziativa a soggetti operanti in città anzichè a realtà analoghe presenti sul territorio valligiano, il quadro (quasi) conclusivo lo ha fatto lo stesso Piazza con l’assessore alla Cultura in Comunità montana Simona Ferrarini, il sindaco Sandro Farisoglio e il presidente dell’associazione Cieli vibranti, Fabio Larovere. Innanzitutto le cifre: in totale nei 40 giorni d’apertura la mostra di 13 dipinti del Ceruti (più conosciuto come il Pitocchetto), una selezione di notevole valore artistico, è stata ammirata da oltre duemila visitatori e dai ragazzini di 36 classi di diversi istituti scolastici del territorio; oltre che da diversi gruppi organizzati e dalla comitiva dell’iniziativa «Ceruti express». Si è trattato quindi di un evento riuscito, oltre che di spessore; pari se non superiore all’esposizione del Polittico del Paroto avvenuta quattro anni fa e che pure aveva incontrato una notevole risposta di pubblico. La vetrina sui lavori del Pitocchetto, il cui allestimento è costato quasi 35 mila euro, a giudizio di Filippo Piazza, ormai ex direttore di Camus, ha colto una serie di importanti obiettivi: ha contribuito alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico della valle, ha saputo coinvolgere le istituzioni e le realtà associative camune e ha attivato sinergie positive con le scuole del territorio. E ANCORA, secondo i promotori la rassegna ha attivato un circuito di turismo culturale che ha inserito la valle in una rete di promozione ben più ampia; forse anche grazie al fatto che il catalogo dell’esposizione è stato curato da studiosi di storia dell’arte di fama. Infine si sarebbe anche creato un modello virtuoso perché, afferma Filippo Piazza, «questo deve essere considerato il primo passo perché il Camus di Breno possa in futuro ospitare altre esposizioni significative, diventando sempre più un riferimento riconosciuto per la vita culturale del territorio camuno e bresciano». •

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