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giovedì, 20 settembre 2018

Croce di Job,
il pm chiede la
condanna per tutti

Il crollo della croce non lasciò scampo a Marco Gusmini, di Lovere, che si trovava a Cevo per una gita

Ci sono le richieste di pena e quelle d’assoluzione. Per la sentenza bisognerà attendere il 19 ottobre. Quella di ieri è stata l’udienza in cui, nel processo per la morte di Marco Gusmini, travolto a Cevo dalla Croce di Job il 24 aprile 2014 si è tenuta la discussione.

GLI IMPUTATI nel processo in dibattimento sono cinque: Marco Maffessoli, presidente dell’associazione culturale «Croce del Papa», i consiglieri Elsa Belotti e Lino Balotti, don Filippo Stefani e Renato Zanoni, il progettista incaricato di effettuare le opere necessarie per collocare la croce. Nell’udienza di ieri il pm Caty Bressanelli ha chiesto, al termine della requisitoria, condanne a un anno e due mesi per Maffessoli e Zanoni, a dieci mesi per don Stefani e a nove mesi per Belotti e Balotti. La requisitoria è durata circa un’ora e sin dall’inizio il pm ha spiegato che le posizioni degli imputati si presentavano differenziate. Il magistrato ha ripercorso le fasi delle indagini sin dalle ore successive al crollo. «I primi documenti - ha spiegato - sono stati acquisiti il giorno successivo al crollo e la prima impressione fu che il manufatto, di dimensioni ragguardevoli, fosse stato sottovalutato, forse perché un’opera religiosa. Non trattato come le caratteristiche tecniche avrebbero richiesto». Dal pm è stata sottolineata anche la collocazione, sul dosso dell’Androla, «bello, ma esposto alle intemperie». Dalla collocazione agli aspetti finanziari: «C’è sempre stata una cronica carenza di fondi, non si è mai saputo quanto è costata questa croce, più di due milioni di euro, forse più vicina ai tre». Nessun dubbio, poi, come in ogni caso era già emerso, sulla «causa prima del crollo, la marcescenza. La croce era assolutamente marcia. Ma il problema vero non è la causa materiale, ma qual è la causa giuridica. Capire se esisteva un comportamento doveroso. E questo comportamento era l’obbligo di manutenzione che gravava sull’associazione». Il pm ha quindi spiegato che «tra le condotte azzardate c’è certamente la cosiddetta scossalina che avrebbe impedito o ritardato il crollo. Certamente la scelta della scossalina è azzardata». Tra i problemi evidenziati, in materia di manutenzione, c’è certamente quello di non aver nominato un tecnico esterno: «Si trattava di nominare un esperto di legno». In quanto agli imputati, all’epoca appartenenti all’associazione «Croce del Papa», per il pm Bressanelli «c’erano comportamenti dovuti che non hanno fatto», e per questo vanno condannati. «In consiglio - ha proseguito -non si andava solo per dire il rosario, ma si parlava della croce, non si poteva andare solo per ragioni di carattere religioso». Tutti gli imputati «sono quindi responsabili, con la concessione delle attenuanti generiche e del risarcimento del danno».

NELLA SECONDA parte dell’udienza hanno preso la parola i difensori. Il passaggio evidenziato dagli avvocati, principalmente, è che gli obblighi di manutenzione spettavano principalmente al Comune. Così, l’avvocato Stefania Farnetani, di Milano, legale di don Filippo Stefani, ha spiegato che il comune «era più operativo per quanto concerne la croce» e che «il manuale inviato non era idoneo, per aspetti a prevenire i rischi». L’avvocato Gianluca Venturini, difensore di Maffessoli, ha sottolineato che l’associazione non si era occupata di manutenzione, ma che doveva farlo il comune, poiché i compiti dell’associazione erano di carattere religioso. Anche secondo la collega Daniela Vernia, legale di Belotti, spettava al comune l’attività di manutenzione. L’avvocato Claudia Romele, difensore di Balotti, ha ricordato che l’associazione era partecipata al 50 per cento dal comune e si è proceduto agli interventi sempre con appalti pubblici. Si è soffermato sull’attività manutentiva di competenza del comune anche l’avvocato Moreno Facchini, difensore di Zanoni. Ora quindi tutto è aggiornato al 19 ottobre prossimo, quando, con le repliche e la sentenza, un altro capitolo di questa vicenda verrà chiuso.

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