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17.02.2018

Bullismo all’«Olivelli»: il caso apre ferite e scatena la rabbia

L’esterno dell’Istituto «Olivelli Putelli» di Darfo
L’esterno dell’Istituto «Olivelli Putelli» di Darfo

Sembrava tutto tranquillo, ieri mattina, davanti all’«Olivelli Putelli» di Darfo. A poche ore dal fermo del «bullo» che vessava i suoi compagni di scuola, l’unica cosa evidente era la scars disponibilità a parlare con i giornalisti; insieme a una piuttosto evidente sensazione di sollievo per la fine di una situazione insostenibile. Il ragazzo finito nei guai, un diciassettenne di origine marocchina residente in un comune bergamasco, perseguitava da mesi sette ragazzi, tutti minorenni, con insulti, minacce, violenze psicologiche e anche fisiche continue. Una realtà gravissima che aveva spinto le sue vittime a cercare di evitarlo in ogni modo. C’era chi entrava appositamente in ritardo a scuola e chi si nascondeva in bagno durante l’intervallo. Ma adesso quasi nessuno ha voglia di esporsi per raccontare. «Ha avuto quello che si meritava - commenta uno studente che vuole restare anonimo - ora deve pagare». Una frase ricorrente tra i ragazzi della scuola superiore. «Non ci siamo mai accorti di nulla - affermano altri - ma si tratta comunque di una situazione che doveva essere fermata». IL PRESIDE Antonino Floridia ha invece deciso di abbandonare il riserbo, ed è intervenuto affermando che «l’obiettivo della scuola è reintegrare il ragazzo offrendogli una nuova opportunità formativa», aggiungendo che l’istituto che dirige «ha lavorato molto a iniziative di prevenzione e lotta al bullismo». SUL WEB C’È CHI invece si scatena: la notizia è finita in rete, dove anche l’agnello si trasforma in leone. Tanto più in un episodio come questo, aggravato dal fatto che tra i perseguitati c’era anche un disabile. «Adesso cerchiamo di punire in modo esemplare questo delinquente - si legge in una chat - e smettiamola di trovare attenuanti a tutti i bulli che ci sono in giro». Altri non si fanno scrupoli confezionando anche messaggi razzisti, dimenticando che forse all’origine di questa situazione c’è un forte disagio. L’unico pubblico ufficiale a parlare è il comandante della Compagnia carabinieri di Breno, ribadendo che «la collaborazione tra scuola e forze dell’ordine è stata massima - afferma il tenente colonnello Salvatore Malvaso - e questo deve essere un esempio. Sottolineo che si è trattato di un caso grave ma isolato». •

Alessandro Romele
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