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25.11.2017

Disastro del Gleno, una tragedia a processo

Lo scheletro delle diga del Gleno: furono più di 350 le vittime del crollo e della successiva ondata
Lo scheletro delle diga del Gleno: furono più di 350 le vittime del crollo e della successiva ondata

A 94 anni di distanza continua a far discutere il disastro del Gleno, che il primo dicembre del 1923 provocò più di 350 vittime in Valle di Scalve e Vallecamonica.

Il dibattito sulle cause della tragedia si è di recente rianimato dopo che l’ipotesi che alla base del crollo della diga ci sia stata l’esplosione di una bomba è stata rilanciata da Benedetto Maria Bonomo, sindaco di Colere e autore del libro «La tragedia della diga del Gleno».

Ipotesi che si basa sulla perizia presentata dalla difesa e da quella disposta dal giudice, redatta dal dottor Gariboldi e dal generale Monteguti, che certificò l’esplosione di 50 chili di dinamite il giorno del crollo della diga. Un attentato finito male, che avrebbe dovuto essere un messaggio a chi stava costruendo.

Per nulla convinto dalla pista dell’attentato è lo storico Mimmo Franzinelli, che ritiene l’ipotesi una cortina fumogena sollevata per nascondere le reali responsabilità.

«Il fascismo, al potere da poco più di un anno, voleva stabilizzarsi e delegittimare gli avversari, squalificati come antinazionali e violenti - scrive Franzinelli - Per alleviare le responsabilità dell’impresa e dei tecnici venne introdotta quindi la bomba come concausa del disastro. Grazie anche a questa manovra la condanna fu lievissima: 3 anni e 4 mesi di reclusione per Virgilio Viganò, proprietario del manufatto, e per l’ingegner Giovan Battista Santangelo - poi assolto -, un neolaureato succube dell’imprenditore; la pena effettivamente scontata risultò inferiore ai due anni».

DALLA CARTA stampata la polemica, a pochi giorni dal primo dicembre data dell’anniversario del crollo, si trasferisce nella sala del Palazzo Pretorio, a Vilminore di Scalve.

Che nel pomeriggio odierno, a partire dalle 15.30, ospiterà il convegno «Il disastro del Gleno. Difetto di costruzione, o attentato?», organizzato dal circolo culturale Ghislandi e dalla Comunità Montana della Valle di Scalve con il patrocinio dei comuni di Angolo e Darfo Boario. A introdurre i lavori saranno Pierantonio Piccini, presidente della Comunità Montana della Val di Scalve, e il presidente del Ghislandi Giancarlo Maculotti. Quindi via libera al confronto tra le due tesi: da una parte lo storico Franzinelli, dall’altra l’avvocato Benedetto Maria Bonomo, che illustrerà la ritrovata perizia giudiziaria che certificherebbe l’esplosione. A seguire la relazione sui disastri dal Gleno al Vajont e alla Val di Stava di Giorgio Temporelli.

Il disastro del 1923 e le conseguenze sulla comunità saranno invece il tema della relazione di Angelo Bendotti, presidente dell’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea. Le conclusioni saranno affidate a Pierantonio Piccini e Pier Luigi Milani, rappresentante del Ghislandi.

Giuliano Ganassi
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