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20.12.2017

Malonno, l’addio di Gelmi diventa definitivo e ritorna il commissario

Nel municipio di Malonno c’è una sedia vuota
Nel municipio di Malonno c’è una sedia vuota

Da ieri mattina Malonno è ufficialmente senza sindaco. E, quindi, a questo punto è inevitabile l’arrivo del commissario prefettizio che traghetterà l’ente locale (per la seconda volta in meno di sette anni dopo il naufragio dell’amministrazione di Pietro Brunelli) alle elezioni che probabilmente saranno fissate in primavera, insieme a regionali e politiche. Arrivato ieri in ufficio attorno alle 9, il segretario comunale Onorio Caforio non ha trovato alcuno scritto protocollato che gli indicasse la volontà dell’ormai primo cittadino Stefano Gelmi di revocare le dimissioni presentate il 28 novembre, 36 ore dopo le indiscrezioni che davano lo stesso Gelmi (e diverse altre persone) al centro di un’inchiesta avviata dalla procura della Repubblica di Brescia su presunti reati legati all’aggiudicazione di opere pubbliche. Così al funzionario non è restato altro da fare che avviare le pratiche stabilite dalla legge, trasmettendo gli atti al viceprefetto vicario Salvatore Pasquariello. Sulla vicenda le voci (inevitabilmente) si sono rincorse in questi ultimi venti giorni. AL DI LÀ della solidarietà espressa nell’immediato a Gelmi da molti concittadini («se dovesse aver sbagliato lo avrà fatto per il bene della Comunità» è la giustificazione sulla bocca di tanti), e di quella manifestata in un comunicato dai suoi compagni di avventura, che si sono detti all’oscuro di tutto, di ufficiale finora è emerso solo che il pubblico ministero Ambrogio Cassiani, oltre a Gelmi avrebbe interrogato come persone informate sui fatti almeno una trentina tra imprenditori, consulenti, tecnici e funzionari; in particolare alcuni che fanno capo alla Centrale unica di committenza dell’Unione delle Alpi Orobie Bresciane, l’organismo che gestisce diversi i bandi predisposti dai Comuni dell’aggregazione. A far scattare le indagini sarebbe stata la denuncia di un impresario la cui azienda era esclusa o perdeva regolarmente le gare alle quali partecipava, pare a causa di maneggi e addirittura di intimidazioni messe in atto da un ristretto cartello di imprese concorrenti. Una tesi al vaglio del pm e dei carabinieri coordinati dal maresciallo maggiore Rosario Fazio, comandate della stazione di Edolo, e dal maresciallo capo Devis Kaswalder del radiomobile di Breno. L.FEBB.

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