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29.12.2017

Divorzio «congelato» per l’Unione dei Comuni

Domenico Benzoni Sta succedendo proprio come avviene nelle famiglie ancora piuttosto equilibrate prima di arrivare alla causa di divorzio. Ciao, ti lascio. No, non lasciamoci, riproviamo; cerchiamo una soluzione. Proviamo, ma d’ora in poi tra noi la collaborazione sarà difficile. In sintesi è così che si sta evolvendo (forse) la vicenda dell’uscita di Piancamuno dell’Unione dei Comuni della Bassa Valle Camonica. ADESSO si conoscono i verbali dell’assemblea durante la quale i nove delegati di Artogne Gianico e appunto Piancamuno, lo scorso 4 dicembre, hanno discusso della volontà di quest’ultimo ente di abbandonare l’alleanza. Un confronto acceso, che ha messo in evidenza le incomprensioni, i contrasti, i tentativi di ricucire lo strappo. Con risultati inesistenti o quasi. Artogne in difficoltà economiche che non vuole assumere un secondo agente di polizia urbana; Piancamuno che sottolinea come l’Unione non abbia mai funzionato a dovere, basti vedere le scelte su Montecampione; Gianico che se ne sta un poco defilato considerando la vicenda soprattutto un problema degli altri due enti. Il rappresentante di minoranza di Piancamuno che deposita un documento molto critico nei confronti dei sindaci; quelli di Artogne e di Gianico che sostengono l’Unione e chiedono un ripensamento, ma che alla fine ritengono inutile costringere a stare insieme chi non va più d’accordo. Il primo cittadino del municipio divorziante che chiarisce che accetterà di rimettersi alle decisioni dell’assemblea dei delegati, ma che il suo consiglio comunale è stato chiaro: fuori dall’Unione. Nel frattempo ad Artogne hanno voluto interpellare pure il prefetto, ma la questione è considerata competenza dei Comuni e a gestirla devono essere le regole dello Statuto. Anche se i tempi ufficiali non sono stati rispettati, dato che la delibera consiliare di recesso doveva essere adottata sei mesi prima della scadenza dell’anno solare (invece è avvenuto il 12 ottobre scorso), non cambia nulla nella volontà di Piancamuno: «Se l’assemblea vorrà imporre una lettura rigidamente formale dello Statuto Piancamuno la accetterà - è stato dichiarato in assemblea -, ma ritiene che non potrà esservi collaborazione in questo lasso di tempo». Alla fine la decisione unanime: rimandare alla prossima assemblea dei delegati l’argomento recesso e la nomina del nuovo presidente di una Unione che da tre rischia di scendere a due. Chissà se il tempo porterà consiglio: in tal caso però Piancamuno dovrebbe fare dietro front rimangiandosi una delibera consiliare. Non resta che attendere. •

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