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19.01.2019

Disabilità, «Il Cardo» moltiplica gli spazi

Il cantiere per l’ampliamento di una delle sedi de «Il Cardo»
Il cantiere per l’ampliamento di una delle sedi de «Il Cardo»

È grazie alla generosità di un’anziana donna edolese scomparsa nel dicembre del 2017, la signora Marica Carestia, se la cooperativa sociale «Il Cardo», alla quale la benefattrice ha donato circa 450 mila euro (un’altra importante somma, oltre tre milioni, è stata destinata dalla donna alla casa di riposo) ha potuto avviare il cantiere per ampliare la storica sede di via Magnolini. «Sicuramente questo denaro è arrivato al momento giusto - commenta il presidente Giuseppe Capitanio -: l’idea e il progetto sono nati prima, e questa grande donazione ci aiuta ad affrontare l’impegno senza troppa ansia dal punto di vista economico». L’allargamento permetterà di disporre di nuovi spazi, rendendo qualitativamente migliori i servizi che il Cardo offre agli ospiti. Migliorerà la ricettività del centro diurno, migliorerà i servizi amministrativi (troppo compressi in un unico locale) e le camere, che verranno riunite in un solo piano. La coop è stata fondata nel settembre del 1988, e accoglie oltre sessanta ragazzi disabili distribuiti nelle strutture di via Magnolini e di via Adamello. A libro paga ci sono 62 dipendenti, e la ristrutturazione doveva rappresentare la ciliegina sulla torta dei festeggiamenti per i primi trent’anni di attività (celebrati a settembre del 2018). Purtroppo, la burocrazia ha come al solito rallentato le pratiche, facendo sì che i lavori partissero in ritardo. «Il nostro augurio - continua il presidente - è di rendere fruibili i nuovi locali per l’autunno». TRA LE TANTE attività che svolgono gli educatori della coop ci sono anche la gestione delle Ludoteche di Edolo, Sonico e Malonno, i servizi a domicilio rivolti a una cinquantina di persone e la cura di un meleto e di un vigneto: un settore questo che i responsabili del Cardo intendono sviluppare dando vita a una cooperativa agricola. Basterà trovare dei partner, preferibilmente giovani, che abbiano a cuore l’ambiente e le persone svantaggiate. «Abbiamo pensato che occupandoci di ragazzi diversi non potevamo non prenderci cura anche del territorio che ci circonda - spiega Capitanio -. Perché sarebbe come curare un malato lasciandolo in un ecosistema malsano». Un altro sogno? «Vista la disponibilità di questo lascito abbiamo pensato anche alla sistemazione della struttura di via Adamello: metteremo mano alla comunità alloggio, che ospita 10 persone, per renderla più funzionale e ampliare l’offerta». •

Lino Febbrari
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