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martedì, 17 ottobre 2017

Un «vortice» di false fatture
dietro il finto noleggio di mezzi

Il comandante della Brigata di Edolo della guardia di finanza (BATCH)

Truffava l’erario richiedendo ad aziende complici l’emissione di fatture per servizi ottenuti solo sulla carta. Non è una novità, ma un metodo molto apprezzato da una piccola percentuale di «imprenditori» disonesti: attestare costi mai sostenuti avvalendosi di dichiarazioni fasulle per abbattere i ricavi.

L’ultimo «contabile al ribasso» è stato pizzicato a giugno (ma la notizia è stata diffusa solo ieri) dai militari della guardia di finanza della Brigata di Edolo. Si tratta dell’amministratore delegato di una società camuna («chiaramente non possiamo fornire le generalità, comunque è collocata nell’area della nostra giurisdizione che va da Niardo a Pontedilegno») attiva nella realizzazione di impianti per la fornitura di energia elettrica, denunciato all’autorità giudiziaria insieme ad altre quattro persone della Valcamonica, e ad altre tre residenti comunque nel Bresciano, per i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti e di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

I MILITARI guidati dal maresciallo capo Massimo Caloro da qualche tempo sospettavano che qualcosa non andasse nella contabilità dell’azienda. Perciò a dicembre dello scorso anno avevano avviato una verifica fiscale relativa agli anni d’imposta dal 2012 al 2016. Gli accertamenti sono stati orientati soprattutto a trovare i riscontri delle numerose operazioni commerciali effettuate. In particolare sui contratti e sulle relative fatture per il noleggio di mezzi d’opera. In sintesi, le fiamme gialle hanno appurato che nello stesso periodo in cui figuravano noleggiati all’azienda camuna, i mezzi in realtà operavano (sempre a nolo) in altri cantieri in mezza Italia. A quel punto i militari coordinati nell’indagine dalla procura della Repubblica di Brescia hanno contestato all’impresa l’utilizzo di false fatture per un importo complessivo superiore ai 2.5 milioni di euro e recuperato alla tassazione Iva circa mezzo milione.

«L’espediente permetteva un duplice illecito profitto: da un lato, i costi per i falsi noleggi venivano compensati con falsi ricavi dovuti all’emissione di altre fittizie fatture a soggetti compiacenti, e dall’altro, i crediti Iva accumulati venivano utilizzati per chiudere i debiti tributari della società» spiega il maresciallo Caloro. Le persone denunciate rischiano una condanna da un anno e sei mesi a sei anni di arresto.