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02.01.2019

Una nuova casa per il plastico La ferrovia «bonsai» crescerà

Un particolare del modellino di ferrovia perfettamente funzionanteA sinistra l’autore del   plastico dedicato alla linea Edolo-Brescia
Un particolare del modellino di ferrovia perfettamente funzionanteA sinistra l’autore del plastico dedicato alla linea Edolo-Brescia

La creatività e la bellezza hanno bisogno di spazio, e l’anno nuovo porterà probabilmente un nuovo e migliore contenitore per il grande e spettacolare plastico che ricostruisce in ogni dettaglio la ferrovia della Valcamonica nella tratta tra Pisogne ed Edolo. Ormai gli spazi che occupa da qualche anno sono divenuti troppo angusti, e il piano del costruttore di allungarlo (in scala, naturalmente) di un’altra quarantina di chilometri per arrivare fino a Brescia impone sicuramente la ricerca di una nuova sede.Che è già stata individuata nel vecchio ricovero delle «littorine» nell’area della stazione di Edolo. Trenord e Comune da qualche tempo si stanno confrontando per trovare la soluzione ottimale per rimettere a nuovo il fabbricato, e per trasformarlo nel museo della centenaria ferrovia che unisce il capoluogo della provincia alla cittadina dell’alta valle. Andrebbe così in porto il completamento della ricostruzione alla quale lavora con passione da ben vent’anni Antonio Setola. «L’amministrazione comunale sta pensando di creare insieme al museo anche un centro congressi - spiega l’appassionato di ferromodellismo che di professione fa il parrucchiere e dedica il suo tempo libero alle miniature -. È un sogno che inseguo da anni, fin da quando, tra un taglio di capelli e uno shampoo, ho iniziato a costruire i primi edifici, le prime stazioni con cartoni di scarto che poi hanno trovato collocazione accanto ai binari». Il grande lavoro di Setola è stato tra le attrazioni più visitate durante il periodo delle festività. Per riprodurre fedelmente la linea ferrata, il panorama e i paesi attraversati dal treno, armato di macchina fotografica e taccuino questo artigiano ha fatto avanti indietro per parecchie volte dalla cittadina dell’alta Valle a quella che si affaccia sul Sebino, soffermandosi per ore a osservare il passaggio dei convogli e dei veicoli, in particolare nei tratti in cui la statale del Tonale affianca i binari. «E PIÙ ANDAVO su e giù in treno o in auto, più mi cresceva la passione e il desiderio di ricostruirla il più realisticamente possibile - aggiunge -. Ci ho messo quasi vent’anni e per arrivare a Brescia probabilmente ne impiegherò almeno altri quattro o cinque, anche se molte strutture le ho già preparate. La mia più grande soddisfazione è quella di vedere il gran numero di persone che si soffermano incantate a osservare il via vai dei treni». Il cui arrivo (o partenza) in ogni stazione (come nella realtà), anche nella ricostruzione di questo appassionato viene annunciato da una voce. Così come la movimentazione dei convogli, gli scambi, le sbarre che si abbassano e alzano e i segnali sono governati da un computer. •

Lino Febbrari
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