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sabato, 21 ottobre 2017

Il vescovo incoraggia i sanitari
«Siate felici di curare la gente»

Esine: un momento della visita del vescovo in ospedale Monari con il sindaco e i vertici dell’Asst valligiana (BATCH)

«Mi sorprende piacevolmente, come non mai in precedenza, l’entusiastica accoglienza che mi avete riservato». Monsignor Luciano Monari ha salutato così ieri i dirigenti dell’Asst, i medici e il personale che ha incontrato nella nuova palazzina dell’ospedale di Esine.

Il vescovo ha voluto espressamente visitare la struttura ospedaliera camuna (lo ha fatto per la prima volta) per potersi confrontare con chi ci lavora, e ha ricambiato così le attestazioni di simpatia: «Manifesto tutta la mia stima per l’attività medica, che trova corrispondenza anche nel Vangelo. Siate contenti di essere medici, infermieri, tecnici e operatori perchè qui il clima di fiducia si crea nella cura delle persone, e quindi vivetela come un impegno di cuore, solidarietà e amicizia nei confronti delle persone che vi vengono affidate».

Monari è stato accolto dal direttore generale dell’Asst Raffaello Stradoni, col quale ha avuto un colloquio privato e nell’aula magna, e poi ha incontrato il personale e ricevuto i ringraziamenti del sindaco Emanuele Moraschini e dello stesso direttore generale. Prima di fare una visita ai reparti iniziando dalla Pediatria, nel suo intervento il vescovo ha voluto paragonare «ciò che faceva Gesù guarendo i malati e gli infermi a quello che fate voi, essendo quindi suoi continuatori».

Poi ha dedicato un passaggio anche alle istituzioni sanitarie; sempre rivolgendosi al personale: «Se esiste un difetto in loro è che sono fondamentalmente rigide, e se non cambiano si irrigidiscono e invece di curare il malato curano e pensano a se stesse. Tocca a voi metterci l’anima e così facendo le istituzioni crescono e progettano, per dar vita a soluzioni creative e decisive».

SUBITO dopo sono arrivate altre parole d’incoraggiamento per tutti gli operatori sanitari attraverso la citazione della parabola del Buon Samaritano, che curò col olio e vino le ferite di un uomo aggredito sulla strada fra Gerusalemme e Gerico e trascurato da un sacerdote e da un levita passati da lì. «Voi curate con tutti gli strumenti possibili della tecnologia e lo fate per 365 giorni: la sanità assuma questa parabola come motivazione e voi con conoscenza, collaborazione e capacità adoperatevi sempre per il bene delle persone». L.RAN.