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25.11.2018

Sapori entrati nella storia La «pult» attraversa i secoli

Riccio Vangelisti è tra i più quotati storici e ricercatori del territorio camuno, e ha all’attivo una lunga serie di pubblicazioni. Da qualche tempo lo studioso cividatese si occupa anche della rivisitazione delle antiche ricette camune, che spiega durante le cene che si tengono principalmente a Esine, nella trattoria La Cantina di Oriana Belotti e Giacomo Bontempi. Recentemente ha commentato nel corso di una serata gastronomica il menù che aveva al centro la pult camuna, obbero la pappa di farina di castagne. «Questo piatto rappresenta un’importante e rara testimonianza di tradizione gastronomica secolare, e la Valcamonica ha conservato per molti secoli sia il nome (dal latino puls-pulitis alla pult del dialetto locale), sia la semplice preparazione dl piatto stesso». «Una concessione al territorio sarà l’utilizzo del mais nero spinoso di Valle Camonica - ha continuato l’esperto - che però è presente in valle solo dalla fine del XIX secolo. In precedenza i camuni per il loro bimillenario piatto sono passati dall’utilizzo del farro al mais passando per secoli di utilizzo del miglio, cereale che già i Greci trovarono nella valle del Po e che costituiva la salvezza principale contro le carestie». Durante la spiegazione della pult, lo storico si è anche concesso una divagazione, sempre culinaria, raccontando delle visite che i Capitani di Brescia effettuavano in valle all’inizio del ’700 accompagnate dalle offerte di specialità locali. «Fra l’8 e il 18 giugno 1724 il podestà bresciano Zorzi Pasqualigo venne omaggiato di un vitello allevato a Cemmo, di due capretti reperiti a Pescarzo, di “trutelle” di Prestine e di altre pescate al lago d’Arno e di altre ancora provenienti dal lago d’Iseo. Da Lozio un certo Baccanello portò al Capitano selvatici vivi e morti, mentre da Esine arrivarono 12 formagelle fresche e 12 stagionate. Non potevano mancare le lumache» ha concluso lo storico cividatese. •

L.RAN.
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