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domenica, 18 novembre 2018

Tesori della terra, ora il mais nero ha tanti tutor

La preziosa granella del mais nero spinoso

La famiglia Saloni l’ha avuto in eredità dagli avi, e lo coltiva ancora oggi come alla fine dell’800, sui terrazzamenti all’Annunciata di Piancogno, mentre Stefano Plona lo cura in un appezzamento a Plemo di Esine. È il mais nero spinoso, un’antica varietà di cereale coltivato per produrre farina alimentare tipico dei due paesi camuni (ma stando al disciplinare può essere coltivato anche nei comuni di Angolo, Darfo Boario, Berzo Inferiore, Bienno, Borno, Cividate, Malegno, Lozio, Ossimo e Prestine) di cui proprio i Saloni e i Plona sono i custodi genetici, in quanto proprietari dei semi puri. Da pochi giorni, per tutelare e valorizzare questo splendido esempio di biodiversità salvato dall’estinzione è stata costituita l’Associazione mais nero spinoso, presentata ieri da Roberta Fiorini, che è la segretaria ma anche assessore alla Cultura di Esine, alla presenza dei sindaci Emanuele Moraschini e Francesco Ghiroldi e degli studenti di quarta A e quinta B dell’Istituto comprensivo, i quali poco prima hanno seguito in classe una lezione di Fiorini su questo ecotipo. La nuova realtà raggruppa i coltivatori che da anni lavorano per conservare la «pannocchia blù con l’uncino», ma semplici cittadini appassionati, tutti impegnati a rispettare il rigido disciplinare; insieme ai ristoratori che l’utilizzano nei menù. Per tutti il fine ultimo è «la creazione di una filiera a chilometri zero, dal campo al consumo». NEL PERCORSO quinquennale sfociato nell’associazione sì è inserita anche Francesca Patarini, una giovane laureata di Esine che dopo aver svolto una lunga serie di ricerche sul territorio ha improntato la propria tesi in scienze gastronomiche e il diploma di nutrizione culinaria proprio sulla pregiata granella. Un ruolo primario lo sta poi svolgendo Fabrizio Tognali, titolare dell’omonimo mulino azionato dalle acque del Vaso Re, che da cinque generazioni lavora il mais normale e spinato con la macina in pietra. Grazie alla consulenza dell’Università della Montagna di Edolo, questa specie è stata inserita nella sezione «Antiche varietà da preservare sul registro nazionale di specie agricole e orticole». Per finire la prima uscita ufficiale dell’associazione, che per domenica ha organizzato due incontri nei due paesi, durante i quali, dalle 9 alle 13 saranno distribuiti i semi (a Esine nella sala della Cultura in municipio e a Piamborno nella piazza antistante l’edificio comunale). •