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21.02.2019

Ex Ilva, un buco
nero nel cuore
della città

La grande area dismessa di Corna:  da anni si parla di bonifica ma per ora nessun progetto concretoGli spazi interni sono stati in parte ripulitiSi punta alla messa in sicurezza complessiva
La grande area dismessa di Corna: da anni si parla di bonifica ma per ora nessun progetto concretoGli spazi interni sono stati in parte ripulitiSi punta alla messa in sicurezza complessiva

I lavori di somma urgenza richiesti dal Comune di Darfo con un’ordinanza emessa a fine estate sono stati ultimati, ma l’area ex Ilva di Corna resta una questione tutta da risolvere. «Sono stati murati alcuni accessi - spiega il sindaco Ezio Mondini - è stata diradata la vegetazione che negli anni di abbandono era cresciuta anche sui tetti e sui muri», ma oltre non si è andati. Eppure c’è una città intera a chiedere che l’area industriale dismessa più estesa della Valcamonica, luogo chiave per lo sviluppo urbanistico della città, torni al centro dell’attenzione. «In questi ultimi mesi non abbiamo più ricevuto segnalazioni - prosegue il primo cittadino - di bivacchi di persone senza tetto e crediamo che questo sia un primo, seppure piccolissimo, passo». L’ORDINANZA era infatti arrivata dopo le lamentele dei residenti e dei commercianti dell’area della Cittadella, che avevano definito la zona «nel degrado totale, sporca e pericolosa». Erano seguite alcune settimane di lavori che avevano consentito alla nuova proprietà di chiudere gli accessi principali e fare pulizia dentro e fuori gli stabili, «ma bisogna fare di più - commenta Mondini - anche se a ora da parte della proprietà il silenzio è totale». Il sindaco ha chiesto al responsabile del patrimonio del Comune di riunire le parti, «noi, i nostri avvocati e la proprietà. Vorremmo fare il punto, avanzare le nostre richieste a favore della città e capire cosa hanno intenzione di fare di quest’area immensa, nel cuore di Darfo». Ma non sarà facile. Nonostante la situazione da qualche mese, anche grazie ad alcune recenti sentenze dei tribunali, sembri meno intricata di come lo è stata negli ultimi vent’anni; e nonostante il fatto che nel corso del primo, interlocutorio incontro tra Comune e proprietà si era registrata la disponibilità al dialogo e al confronto da parte di quest’ultima. «A ora non ci siamo dati dei tempi - commenta Mondini - perché comunicare con i proprietari resta molto difficile. La sede della società è a Milano e sembra sempre vuota; l’unico segnale di vita è l’amministratore delegato che ritira la posta. Per il resto, il nulla. Contiamo - conclude Mondini - di accorciare il più possibile i tempi. La questione è aperta da troppo». In ballo c’è tutta la partita della bonifica ambientale del sito, e anche qui è facile intuire che si tratta di un ostacolo non di poco conto alla luce dei costi. L’area, inserita nell’elenco dei siti ad alto rischio, dopo il primo, sommario intervento necessita anche di un imponente piano di messa in sicurezza. Potrebbe, ma il condizionale è ancora d’obbligo, essere il 2019 l’anno della svolta. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Claudia Venturelli
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