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11.02.2019

Incidente, coma,
rinascita: l’odissea di
Matteo in una canzone

Isabella Zaccone e Matteo Casarotti a cui ha dedicato una canzoneIl 22enne di Ossimo sta cercando di tornare a una vita normale: si è anche iscritto a un corso di fotografiaIl cassonetto al centro della ciclabile e la bici dello studente
Isabella Zaccone e Matteo Casarotti a cui ha dedicato una canzoneIl 22enne di Ossimo sta cercando di tornare a una vita normale: si è anche iscritto a un corso di fotografiaIl cassonetto al centro della ciclabile e la bici dello studente

Cinzia Reboni Un tragico incidente, il coma e la salvezza, mai come in questo caso parente stretta di un miracolo. Il passaggio nell’angusta strettoia che separa la vita dalla morte è stato scandito in poco più di due anni da 25 operazioni chirurgiche. Matteo Casarotti sa di essere uscito dal tunnel e si considera «fortunato, ma non mi accontento». Ecco perché vuole che dalla sua terribile storia di sofferenza maturi qualcosa di utile per il prossimo. ERA IL 22 DICEMBRE 2016. Il giorno dopo Matteo Casarotti avrebbe compiuto vent’anni, ma in realtà quel giorno è iniziato il suo calvario. All’epoca il ragazzo di Ossimo studiava Ingegneria civile a Brescia. A dare una spallata alla sua esistenza felice è stato un cassonetto, posizionato proprio nel mezzo della pista ciclabile in via Triumplina. Matteo, che stava pedalando in direzione del centro città in compagnia di amici, nel tentativo di scansarlo, aggirandolo esternamente, si è spostato verso il bordo della strada, perdendo l’equilibrio. In quel momento passava un autobus di linea che lo ha travolto. VIVO PER MIRACOLO, come hanno detto i medici quel giorno ai genitori. Le condizioni di Matteo erano disperate: oltre alle numerose fratture, la cosa più preoccupante era il forte trauma cranico, che gli aveva provocato un’emiplegia sinistra. In ospedale per 235 giorni, i primi otto in coma, poi i mesi di ricovero alla Domus per la riabilitazione e infine a casa, ma facendo la spola tra la Valcamonica e l’Ospedale civile per gli interventi di chirurgia plastica. Oggi, che finalmente l’ultima operazione di cranioplastica è andata a buon fine, Matteo può davvero tirare un sospiro di sollievo. «Quell’intervento era un muro da abbattere - spiega -: ora posso guardare oltre». ANCHE SE LA SUA vita è cambiata. «Ho chiuso il cuore alla vita, credevo che fosse finita. Invece è adesso che inizia la salita»: sono le parole di «Ancora(ti) qui», una canzone dedicata proprio alla storia di Matteo Casarotti. A scriverla, e cantarla, è Isabella Zaccone, una ragazza di Trescore Balneario. «Ci eravamo conosciuti al Conservatorio - racconta Matteo - e ci siamo ritrovati casualmente. Ha deciso di dedicarmi un brano, e da lì è nata l’idea del video, girato e montato da due ragazzi di Gorle». Le riprese sono state effettuate sul lago d’Endine e sul lungolago di Pisogne. Ai raggi di una ruota di bicicletta si sovrappongono quelli di una sedia a rotelle, con la quale Matteo si sposta, inquadrando l’orizzonte con una macchina fotografica, altra sua grande passione oltre alla musica. «Con questo video vorrei portare la mia testimonianza nelle scuole, negli ospedali, nei centri di riabilitazione - spiega -: come ha aiutato me, può aiutare anche gli altri». Il video, postato su Youtube, dove ha già raccolto quasi ottomila visualizzazioni in sole due settimane, verrà presto presentato agli studenti della scuola media di Trescore. «QUANDO SONO TORNATO a casa, dopo l’ultima operazione di novembre, ho cercato di riprendere in mano la mia vita - spiega Matteo -. Ho ricominciato a suonare la tromba nella Banda di Borno e sono entrato a far parte del Coro maschile - trascinando in quest’avventura anche papà Marco -, mi sono iscritto ad un corso di fotografia. Le mie giornate sono piuttosto piene, ma vorrei riprendere gli studi». Cosa non facile, almeno dal punto di vista logistico. «Avrei intenzione di frequentare l’Accademia Santa Giulia, ma per farlo devo trasferirmi a Brescia, e non posso certo chiedere ai miei genitori di seguirmi, come hanno già dovuto fare per due anni. Quindi devo trovare un posto sicuro dove vivere, vicino alla scuola, affinché i trasferimenti siano brevi. Devo fare un passo alla volta. L’evoluzione è mostruosamente lenta...». MATTEO DEVE continuare anche la riabilitazione nella palestra di fisioterapia dell’ospedale di Esine, deve sottoporsi a visite di controllo al Civile - «dove i medici della Neurochirurgia gli hanno ridato la vita», sottolinea mamma Roberta -, ed è seguito «a distanza» dalla Domus, dove ha trascorso un lungo periodo di riabilitazione. «Proprio in Neurochirurgia ho incontrato una tirocinante, che era sull’ambulanza che mi aveva soccorso subito dopo l’incidente - racconta Matteo -: non credeva ai suoi occhi quando ha visto che ero ancora vivo... Adesso devo capire cosa voglio fare e cosa posso fare. Piccoli passi, ogni giorno». Per aiutare il suo reinserimento nella quotidianità, a casa gli hanno costruito uno splendido ascensore panoramico, «ma intanto che veniva pronto, ho imparato a salire le scale - scherza Matteo -. Sono soddisfatto dei miei miglioramenti, ma non posso dire di essere contento appieno». «Ho chiuso gli occhi tante volte per convincermi che quello che stavo vivendo non stava accadendo proprio a me - canta Isabella -. Ho chiuso gli occhi tante volte per non guardare allo specchio l’immagine di me che non riconosco più. E ci sarà un senso che spieghi tutto questo, ma adesso non ci penso e vivo soltanto». NON È STATO facile uscire dal tunnel. Per Matteo anche scartare una semplice caramella è diventata un’«operazione» complicata. «Cosa mi fa più male? Il fatto che in questi anni, in attesa che la giustizia faccia il suo corso, e che vengano individuati i responsabili dell’incidente, nessuna delle parti interessate si sia fatta avanti, o sia venuta semplicemente a trovarmi in ospedale per sapere come stavo, o se ero ancora vivo». «Quello di Matteo non è stato un semplice incidente stradale - sottolinea mamma Roberta -: se quel cassonetto non fosse stato lì, sulla pista ciclabile, tutto questo non sarebbe successo. Sono tante le situazioni di pericolo in cui versano le piste ciclabili cittadine, che molto spesso non hanno protezioni: basterebbe una siepe, un cordolo, una recinzione, e i rischi sarebbero sicuramente inferiori». Per questo, Matteo e i suoi familiari si stanno attivando affinché la sicurezza delle piste ciclabili sia migliorata. E anche una canzone, in questo caso, può aiutare e dare una speranza a chi, come Matteo, ha dovuto superare la strettoia di un incidente così stupido e così tragico al tempo stesso. «La vita per me è come un regalo di Natale - è la testimonianza di Matteo in chiusura del videoclip -, un regalo meraviglioso che può presentare qualche difficoltà a scartarlo. Ma nonostante questo abbiamo il dovere di arrivare fino in fondo, scartarlo, scoprirlo e goderlo appieno», conclude il 22enne di Ossimo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Reboni
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