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16.11.2018

L’ospedale dei cervi
dopo 12 anni ha
bisogno di aiuto

Fausto Gregorini con due cerve nel recinto di Vezza d’OglioUn altro gruppo di animali ospiti della struttura
Fausto Gregorini con due cerve nel recinto di Vezza d’OglioUn altro gruppo di animali ospiti della struttura

Il primo, una dozzina di anni fa, fu Bruno: un cucciolo di poche settimane strappato dalle zanne di un cane che l’aveva assalito ai margini di una radura nella Val Grande di Vezza d’Oglio. Quel gesto ha dato origine a una grande storia di amicizia tra Fausto Gregorini e i cervi. Il piccolo cerbiatto ferito fu curato e allevato in un grande recinto: lo stesso in cui col trascorrere degli anni sono arrivati e sono stati cresciuti, o curati, molti altri esemplari.

NON APPENA si sparse la voce che l’uomo si dedicava con passione al recupero degli ungulati, da Pezzo arrivò una trovatella di pochi mesi. Anche la femmina recuperò presto buone condizioni fisiche, e l’anno dopo «convolò a nozze» con Bruno ormai adulto e, nella successiva tarda primavera, Baby diede alla luce un cucciolo. Nel frattempo, a malincuore, Fausto fu obbligato a separarsi da Bruno: ormai era diventato pericoloso occuparsi di lui e perciò il cervo fu sedato e poi liberato in un’area protetta. La particolarità di questo piccolo centro di recupero della fauna selvatica è la libertà di cui godono gli animali in determinati periodi dell’anno. «Quando la caccia si chiude - spiega l’appassionato - apro i cancelli e i miei ospiti sono liberi di girovagare nel bosco. Secondo me è giusto così. Stare rinchiusi deve essere una loro scelta e non una mia imposizione. Quindi la sera apro e li lascio uscire. Il problema - aggiunge divertito - è che al mattino ne trovo sempre qualcuno in più, che naturalmente libero immediatamente. Intanto però le mie femmine restano gravide. Le nascite sono tardive, verso agosto, perché si accoppiano all’avvicinarsi dell’inverno e non all’inizio dell’autunno, come succede in natura. Per me non ci sono problemi, e neanche per loro, perché le aiuto a svernare: di sicuro non soffrono la fame. Dal freddo le mamme e la loro prole si difendono». Molti turisti, soprattutto d’estate, frequentano il rifugio dei cervi. «Le mie compagne sono ormai diventate un’attrattiva - dice orgoglioso -. Le persone che ci vistano tornano a casa soddisfatte perché hanno l’opportunità di vedere un cervo da vicino, talmente da vicino che l’anno scorso una bambina è riuscita a dare un cioccolatino a Baby, la più socievole del gruppo». Fausto dedica diverse ore ogni giorno alla cura degli animali: un grande impegno non solo fisico ma anche economico, per questo chiede un aiuto, altrimenti c’è il rischio concreto che la bella storia arrivi al capolinea. «Non posso usare la mia pensione per comperare il cibo - afferma rammaricato -. Chiedo di darmi una mano agli enti e alle associazioni per la salvaguardia della fauna. Basterebbero 3/4 mila euro all’anno per proseguire. Mi farebbe piacere poter continuare visto che la gente apprezza quello che faccio. Se nessuno si farà avanti - conclude Fausto - mi rivolgerò alla Provincia e insieme vedremo il da farsi».

Lino Febbrari
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