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14.11.2017

«Montecampione Impianti»
C’è la luce in fondo al tunnel

Uno scorcio del demanio sciabile di Montecampione
Uno scorcio del demanio sciabile di Montecampione

Giugno 2012, novembre 2017: sono trascorsi cinque anni e mezzo, e presto potrebbe essere scritta la parola «fine» sul fascicolo del fallimento della Montecampione impianti. L’ultimo atto che potrebbe chiudere il cerchio sarà rappresentato dall’udienza in programma mercoledì 22 novembre davanti al giudice Stefano Rosa, in occasione della quale verrà esaminato il rendiconto di gestione redatto dal curatore fallimentare Filippo Brunori.

Per ora usiamo il condizionale, dato che fino a cinque giorni prima gli aventi diritto potrebbero presentare osservazioni o contestazioni; ma nulla fa prevedere che questo avvenga, anche perchè non è stato possibile nominare il comitato dei creditori. L’ultimo significativo atto legato al fallimento della società è stata la vendita degli impianti di risalita, acquistati dalla Montecampione Ski area per 750 mila euro con il rogito datato 10 maggio 2017.

La storia della Mci è costellata di problemi e speranze, aspettative e illusioni. Nata dalla cessione di un ramo d’azienda di Alpiaz nel luglio 2001, si è visto presto che far quadrare i conti diveniva di anno in anno sempre più difficile. A nulla è servito il progetto di estensione del demanio sciabile verso la Valtrompia; con la consociata Montecampione Bovegno ski si era instaurato un rapporto conflittuale, e pure il carosello di presidenti del consiglio di amministrazione la dice lunga: in undici anni di vita se ne sono succeduti nove, concordati, a seconda del momento, con Provincia, Comunità montana di Valcamonica e Bim, Comuni della bassa valle, azionisti e chiamati da Ponte di Legno, da Artogne, da Darfo, da Piancamuno e da Piamborno. Infine l’inevitabile consegna dei libri in Tribunale e la dichiarazione di fallimento datata 12 giugno 2012.

PER LIBERARSI degli impianti di risalita, recuperati dopo aver risolto il contratto di cessione con Montecampione Bovegno ski, sono servite quattro aste. Ora siamo agli atti finali del fallimento. A conti fatti lo stato passivo accertato dal curatore ammonta a 2.318.993 euro, di cui 1.178.269 ammessi al privilegio e 1.140.724 al chirografo. Nel rendiconto le entrate legate a vendita impianti, affitto e crediti recuperati hanno toccato 1.310.245 mentre le uscite sono state di 115.462 (pagamenti vari per notaio e periti, Iva sulle vendite, spese legali) con un saldo attivo di 1.194.783: con ciò si potranno pagare le spese di procedura, i periti, il curatore, i crediti privilegiati riferiti ai dipendenti e ai contributi previdenziali, mentre i tributi rimasti in sospeso troveranno copertura solo parzialmente. Per Montecampione è un capitolo doloroso che si chiude, ma il sereno non sembra essere dietro l’angolo. D.BEN.

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