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10.07.2018

Nessun colpevole
per i roghi
in Valcamonica

L’incendio d’enormi dimensioni divampato in Valle Camonica
L’incendio d’enormi dimensioni divampato in Valle Camonica

Alla fine è stato un sorriso lieve, non beffardo per il successo. Ma di sollievo per un’assoluzione che, per tanti motivi gli ha tolto di dosso un peso enorme. Quello d’ aver provocato un incendio doloso che causò, nei primi giorni del 2017, danni enormi in Valcamonica.

OSCAR BELLICINI, 24enne di Bienno è stato assolto ieri al termine del processo in dibattimento. Assoluzione con formula piena, per non aver commesso il fatto e motivazioni entro 60 giorni. Possibile che in quelle motivazioni sia presente almeno una parte delle ragioni che indussero il tribunale del Riesame a scarcerare Bellicini e la Cassazione a confermare la decisione del Riesame. Possibile anche solo perché nell’arringa, l’avvocato Ennio Buffoli, difensore di Bellicini con la collega Elisa Zanella, su quelle motivazioni è tornato. Si trattava di smontare un castello accusatorio che aveva portato il pm a chiedere una condanna a due anni e otto mesi di carcere per quegli incendi che avevano devastato 220 ettari di bosco nei comuni di Bienno e Breno. Comuni che si erano costituiti parti civili. Con una defezione proprio ieri, udienza finale e in cui hanno preso la parola i rappresentanti dei due comuni e della Comunità montana. Il Comune di Bienno, rappresentato dall’avvocato Leonardo Peli ha revocato la costituzione di parte civile. Questo perché, ha spiegato il legale, «non erano stati raggiunti elementi di prova che andavano al di là del giudicato cautelare della Cassazione». Di parere opposto l’avvocato Giuseppe Profeta, legale rappresentante, in sostituzione del collega Oscar Panigada, della Comunità Montana di Valle Camonica. L’avvocato ha spiegato che «Oscar Bellicini era sul luogo. I dati indiziari raccolti non danno luogo ad alcun dubbio. Non ci sono riscontri alle sue dichiarazioni». Richiesta di condanna e di risarcimento anche da parte dell’avvocato Laura Beccagutti, legale del Comune di Breno. «Il movente si è sciolto come neve al sole - ha detto, sin dalle prime battute l’avvocato Buffoli - a partire dal fatto che Bellicini, secondo le indagini sarebbe stato un bracconiere. Non ha mai preso una contravvenzione e c’è quella frase rivolta ai familiari che è stata intercettata: “bisogna darci un taglio”. Ma si riferisce ai loro comportamenti, non ai suoi». Secondo il legale non sta in piedi nemmeno la ricostruzione per cui si «sarebbe voluto creare una “riserva privata». Poi la questione del passaggio dell’auto che «avrebbe dovuto raggiungere il luogo dell’innesco, fermarsi, appiccare l’incendio, fare inversione a U in un tratto stretto e allontanarsi». Le auto riprese dalle telecamere nei minuti rilevanti «sono state 33». E ancora: «non c’è traccia della fotografia scattata al telefonino dell’imputato e nemmeno della registrazione della telefonata del primo testimone». Quindi la conclusione: «Non è un processo indiziario perché non ci sono nemmeno gli indizi». E dopo una camera di consiglio di un quarto d’ora l’assoluzione con formula piena dal giudice Riccardo Moreschi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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