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10.10.2017

Frode fiscale, due «cartiere» a conduzione familiare

La caserma della guardia di finanza di Pisogne
La caserma della guardia di finanza di Pisogne

L’hanno battezzata operazione «Vincolum», a sottolineare il coinvolgimento nell’ennesima vicenda di frode fiscale di un gruppo di persone con un forte e diretto legame di parentela. Protagonisti del caso, ambientato sul territorio della bassa Valcamonica, due amministratori di altrettante società «cartiere», finalizzate cioè a produrre solo grandi quantità di fatture false per operazioni mai avvenute, i rispettivi nuclei familiari e soprattutto i militari della tenenza di Pisogne della guardia di finanza.

MILITARI che nei giorni scorsi, al termine di mesi di lavoro spesi soprattutto nei riscontri contabili, hanno concluso le indagini denunciando appunto gli appartenenti al «clan» familiare camuno (e non solo loro) per una fatturazione sul nulla di ben 19 milioni di euro.

L’ambito operativo era quello degli acquisti in nero di rottami ferrosi, una materia seconda ancora al centro di un notevole mercato nel Bresciano, e il gruppo di truffatori del fisco, sostanzialmente «blindato» proprio grazie al coinvolgimento nell’attività criminosa di una serie di parenti, si avvaleva per la propria attività di due società di comodo che, spiega la guardia di finanza, erano «prive di qualsiasi consistenza patrimoniale ed erano rappresentate da prestanome nullatenenti». Società impiegate appunto per garantire acquisti esentasse di materiali da lavorare a numerose realtà societarie del Bresciano. Le fatture false emesse servivano sia per giustificare gli acquisti in neri, sia, ovviamente, per abbattere l’ammontare dei ricavi d’impresa effettivamente avvenuti.

Le attività di indagine sul lavoro fraudolento delle due «cartiere», spiegano ancora dal comando delle fiamme gialle di Pisogne, si è sviluppata relativamente agli anni compresi tra il 2012 e il 2016, e oltre a permettere di calcolare appunto l’ammontare di false dichiarazioni fiscali per circa 19 milioni ha portato, in chiusura delle verifiche, alla denuncia dei rappresentanti di diritto e di fatto delle realtà societarie coinvolte nella frode.

I reati contestati dai militari sono quelli di emissione e utilizzo di fatture false e distruzione o occultamento della documentazione contabile.

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