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19.03.2017

Da maestri dell’intaglio a liutai
I Sandrini reinventano il legno

Pietro e Antonio Sandrini con il loro violino personalizzato
Pietro e Antonio Sandrini con il loro violino personalizzato

L’Italia è il paese degli artigiani, e la Valcamonica non fa eccezione; anzi. Attiva dal 1920, la bottega degli scultori Sandrini di Pontedilegno sta continuando a dare il meglio di sé grazie alla terza generazione, perchè Pietro, figlio di Antonio, da qualche tempo ha iniziato ad allargare l’orizzonte collaborando con un noto liutaio di Cremona, per conto del quale realizza dei particolari che poi vanno a comporre violini personalizzati.

La scultura lignea è stata sempre un’arte diffusa in tutte le vallate delle Alpi. Anche in alta Valcamonica, dal 1600 e per oltre un secolo, prima che prendesse piede il marmo, a quest’attività si dedicarono diverse persone. In particolare a Mù operò la bottega dei Ramus: una famiglia originaria del piccolo borgo oggi inglobato da Edolo, il cui capostipite si trasferì in Trentino. I suoi figli tornarono poi al paese natale del padre e contribuirono con le loro opere ad arricchire chiese e dimore signorili della zona.

A più di trecento anni da quello splendore, e dopo un lungo periodo di stasi, la tradizione dell’intaglio del legno prosegue grazie alla passione e all’abilità di artisti come i Sandrini, i quali oltre a occuparsi di statue, oggettistica e restauri hanno appunto ampliato il loro raggio d’azione con la liuteria.

«DOPO accurati studi e test durati più di due anni - spiega Antonio -, abbiamo accettato la proposta del maestro Federico Fiora di contribuire a realizzare strumenti particolari, come facevano ai tempi di Stradivari, cioè caratterizzandoli con piccole sculture, teste di donne o di angioletti soprattutto, al posto del ricciolo finale. Si tratta di lavori che ormai non fa più nessuno perchè ci vogliono settimane per completarne uno».

In effetti il figlio Pietro ci ha messo più di venti giorni per ricavare da un pezzo d’acero dei Balcani la testa di un angelo che è stata poi incollata al manico dell’ultimo violino nato in questa bottega del centro storico. «Lavorare per un liutaio di fama è una soddisfazione impagabile», afferma il giovane impegnato a scolpire una piccola figura femminile: «È lo studio preliminare per un terzo violino; speriamo che l’incarico ci venga affidato». Oltre a una sorta di carta d’identità che descrive le caratteristiche costruttive, ogni strumento ha un nome proprio, e anche i due usciti dal laboratorio dei Sandrini sono stati battezzati. «Il primo l’abbiamo chiamato Perla dell’Adamello - dice sorridendo Pietro -, al secondo è stato imposto il nome di Eco del Pisgana».

Lino Febbrari
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