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venerdì, 20 ottobre 2017

Fusione a tre, ottobre è vicino
ma l’alta valle è sempre divisa

Fabio Fogliaresi dice «no» Roberto Menici guida il «sì» (BATCH)

Il primo tentativo era andato a vuoto, ma i tempi potrebbero essere cambiati, e la data del primo ottobre prossimo, una domenica, potrebbe cambiare sensibilmente la geografia politica dell’alta Valcamonica. In quella giornata si celebrerà il referendum sulla fusione in un’unica realtà amministrativa dei Comuni di Pontedilegno, Temù e Vione, e in vista del possibile giro di boa da queste parti si scaldano i muscoli ed entra nel vivo il confronto tra gli opposti schieramenti.

Sia i favorevoli sia i contrari all’aggregazione hanno dato vita a dei comitati per supportare le rispettive argomentazioni, e hanno iniziato a scendere in campo anche personaggi di spicco della politica.

A partire dal sindaco di Temù, Roberto Menici, il quale afferma che «il primo ottobre sarà una data importante per tutto il territorio. Invito i miei concittadini a votare sì essenzialmente per tre motivi. Il primo è di natura economica, non il più importante, anche se sicuramente qualche centinaia di migliaia di euro di contributi statali ci faranno comodo. Vanno poi messi in conto - aggiunge Menici - i risparmi per quelle che saranno, per esempio, le razionalizzazioni degli uffici».

«IL SECONDO motivo sono i servizi. Oggi - continua - abbiamo spesso difficoltà a gestire ed erogare i servizi nelle frazioni. Con un unico Comune credo che riusciremo a fornire magari un pulmino in più e ad assistere meglio i nostri anziani. Ed ecco un ultimo motivo per votare sì, fondamentale secondo me: andremo a consolidare quello che di buono abbiamo fatto in questi ultimi 15 anni, dall’ampliamento del demanio sciabile in avanti. Per cui mi auguro che sparisca il becero campanilismo di quanti finora hanno guardato solo al proprio orticello - conclude il primo cittadino -, per lasciare spazio a un futuro nel quale i nostri figli potranno fermarsi a vivere nel territorio in cui sono nati».

Ovviamente di tutt’altro avviso (e ci mancherebbe) il Comitato per il «no». Che in sinergia con i colleghi di Vione e Ponte martella quotidianamente i concittadini spiegando perché il progetto debba essere abortito e non debba vedere la luce.

«La fusione non è assolutamente positiva - afferma Fabio Fogliaresi, giovane consigliere di minoranza di Temù e già candidato sindaco - perché non avrà alcuna ricaduta sulla nostra Comunità. Gli stessi contributi statali previsti arriveranno per un periodo limitato di tempo, e dopo cosa succederà? Meglio quindi che i nostri tre enti locali, sufficientemente forti per affrontare con successo la crisi economica, restino ognuno nella propria autonomia, nella propria identità e portino avanti singolarmente i rispettivi progetti».

FOGLIARESI non vede insomma una prospettiva allettante, soprattutto sul lungo periodo, in fondo a questa operazione; ma solo una forzatura che porterebbe a un impoverimento delle singole municipalità coinvolte. «Un fermo no quindi alla fusione - afferma Fogliaresi -, per privilegiare invece il rafforzamento dei poteri dell’Unione che da tanti anni ci vede collaborare proficuamente con Monno, Incudine, Vezza, Vione e Ponte».

«Una Unione dei Comuni dell’alta valle davvero forte - conclude l’esponente dell’opposizione consiliare - potrebbe sopperire alle eventuali carenze di un singolo o di più enti locali, offrendo senza ombra di dubbio servizi migliori a costi nettamente inferiori».