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10.02.2018

I cervi fanno merenda sulla porta di casa

Incontri ravvicinati in alta valleIl cervo maschio di Pezzo: le sue corna si sono impigliate nella recinzioneUna cerva sorpresa a ruminare davanti alla porta di una casaUn piccolo branco a pochi metri dalle abitazioni
Incontri ravvicinati in alta valleIl cervo maschio di Pezzo: le sue corna si sono impigliate nella recinzioneUna cerva sorpresa a ruminare davanti alla porta di una casaUn piccolo branco a pochi metri dalle abitazioni

Lino Febbrari È un’alta Valcamonica che riempie i cuori quella che si sta mostrando in questi giorni; alternativa e ben lontana dal triste «modello» che si mostra spesso da queste parti quando si parla di fauna selvatica. Complici le abbondanti nevicate che hanno imbiancato il territorio, anche gli animali selvatici più timidi, che solitamente evitano (di solito a ragione) il contatto con gli umani, escono dal bosco e si avvicinano alle case alla ricerca di cibo. E c’è chi li accoglie. SUCCEDE in particolare a Pezzo e Prescasaglio, entrambe frazioni del comune di Ponte di Legno, dove per nutrirsi numerosi cervi non esitano a mostrarsi anche durante il giorno. Alcuni addirittura dopo essersi riempiti la pancia riposano a ruminare sull’uscio delle case delle persone che li hanno aiutati. E questa è sicuramente l’altra, bella faccia della medaglia di una zona troppo spesso al centro dell’attenzione per gli intollerabili e ripetuti episodi di bracconaggio. «Si avvicinano all’uomo perché il terreno è ricoperto da metri di neve e non riescono più a cibarsi neppure dell’erba secca - spiega Stefano Tomasi, presidente del Comprensorio di caccia alpino C1 -. A differenza dei caprioli, i cervi sono meno timorosi e scendono fino alle case per mangiare qualcosa. E per loro fortuna è scattata una gara di solidarietà tra i cittadini: ci sono persone che chiedono ai negozianti gli scarti di frutta e verdura per poterli poi donare ai loro amici selvatici. Purtroppo a volte queste visite si trasformano in incidenti irrimediabili - aggiunge Tomasi-, perché gli ungulati saltano sulle strade e vengono investiti e uccisi». A questo proposito si discute da tempo della opportunità di installare dei dispositivi ottici per evitare che gli ungulati in procinto di attraversare le arterie vengano, appunto, arrotati dai veicoli in transito. Ma ogni progetto è rimasto nel cassetto e i selvatici continuano a morire. Questi strumenti (tra l’altro poco costosi) sono da tempo collocati a lato delle strade di parecchie nazioni del Nord Europa: sostanzialmente si tratta di prismi che riflettono la luce dei fari spaventando gli animali intenzionati a raggiungere un corso d’acqua per abbeverarsi. «Non abbiamo potuto attuare questa operazione perché sostanzialmente non ci sono i fondi - commenta Tomasi -. Speriamo di trovare nel prossimo governo regionale un interlocutore sensibile che abbia a cuore questo problema e che ci aiuti a risolverlo: è assurdo che i cervi, e tutti gli altri abitanti del bosco muoiano perché non si trovano poche migliaia di euro per posizionare questi dissuasori». Un’ultima annotazione, sempre sulla fauna dell’alta valle. Da qualche settimana vicino a Pezzo si aggira uno splendido esemplare di maschio adulto tra le cui corna è rimasto impigliato un cavo: probabilmente uno di quei fili metallici che gli allevatori impiegano per delimitare le aree dedicate al pascolo del bestiame. Il fatto è stato segnalato da diverse persone, e da parte di chi è incaricato di salvaguardare la fauna selvatica è arrivata l’assicurazione che a breve il problema verrà risolto liberando l’animale. •

Lino Febbrari
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