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09.01.2019

In treno da Brescia
a Malè? Un sogno
possibile

Lo «stop» della ferrovia camuna nella stazione di EdoloQuesto binario potrebbe arrivare a Ponte di Legno e molto oltre
Lo «stop» della ferrovia camuna nella stazione di EdoloQuesto binario potrebbe arrivare a Ponte di Legno e molto oltre

A volte vale la pena di traforare le montagne. Non per aprire strade più brevi ai camion e alle automobili, ma per giocare ancora la carta vincente del turismo ferroviario, oltre che quella del trasporto a basso impatto. Può essere un’idea di successo per unire le linee ferrate esistenti, per dar corpo a una rete di collegamenti turistici tra le vallate alpine della Lombardia, del Trentino e dell’Alto Adige. E magari anche oltre. Di questo e di altro si è parlato giorni fa in un convegno nel nuovo municipio di Ponte di Legno dedicato appunto alle ferrovie di montagna, durante il quale relatori importanti hanno ripreso l’annosa questione della galleria del Mortirolo (se ne discute da decenni) e - novità - della possibilità di unire tra loro la Trento-Malè alla Brescia-Iseo-Edolo.

UN ALTRO grande sogno per l’alta Valcamonica e la Val di Sole, già protagoniste una quindicina di anni fa di ampliamento e ammodernamento di impianti di risalita e piste e del centro termale dalignese, il cui cantiere dovrebbe iniziare a breve. Mettendo da parte al momento il Mortirolo, per il quale finora si sono sprecati incontri e progetti senza mai arrivare al dunque, il nuovo sogno, sostenuto con forza in particolare dalla Provincia autonoma di Trento, rischia comunque di restare tale perché scarseggiano le risorse per concretizzarlo. Per iniziare però - hanno sostenuto alcuni relatori - basterebbe fare una tratta alla volta, come hanno fatto i trentini arrivando con i binari fino a Mezzana, ai piedi del Tonale, e soprattutto impedendo che il progetto globale venga smontato ogni volta che cambiano un governo o un amministratore locale. «Il concetto fondamentale che ho messo in evidenza nel mio intervento - ribadisce l’ingegner Marcello Serra - è appunto questa invarianza del piano, in moto tale che nel tempo nessuno abbia il diritto di toccarlo, ma abbia il dovere di realizzarlo a seconda delle possibilità del momento. Così facendo potremo traguardare anche delle fasi intermedie, ma con la caratteristica di funzionalità e fruibilità». Una tesi da tempo condivisa in Alto Adige, dove praticamente un pezzo alla volta in circa dieci anni è rinata la ferrovia della Val Pusteria.

«È SEMPRE importante avere una visione chiara per sapere dove si vuole arrivare - osserva Helmut Moroder, responsabile dei Trasporti per l’Alto Adige, uno dei protagonisti della rinascita della tratta -. E poi non bisogna mettere troppa carne al fuoco. Da sempre io sono un sostenitore della politica dei piccoli passi, purché siano coerenti e portino a un risultato certo. Nel caso in oggetto io mi concentrerei nel prolungare la ferrovia da Edolo a Ponte di Legno - conclude -, e sono certo che un intervento del genere avrebbe un enorme successo, che di conseguenza provocherebbe ulteriori prolungamenti». Il deputato Giuseppe Donina allarga l’orizzonte e afferma che per concretizzarlo, questo sogno dell’alta valle si deve trasformare necessariamente in un sogno di tutta la valle e del Sebino: «Deve essere davvero un progetto condiviso da tutti - afferma -. Dobbiamo immaginare un domani con uno sciatore in grado di partire in treno da Milano, da Trento o da qualsiasi altra località arrivando sulle piste grazie alla mobilità dolce».

Lino Febbrari
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