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03.10.2017

Referendum flop, a Ponte la prendono male

Il sindaco Aurelia  Sandrini La stretta di mano tra Pennacchio e Fogliaresi dopo l’esito della consultazione
Il sindaco Aurelia Sandrini La stretta di mano tra Pennacchio e Fogliaresi dopo l’esito della consultazione

«Per chi ha votato contro, sicuramente è stata un’occasione persa. Del resto se non ci vogliono è inutile che insistiamo: meglio lasciarli bollire nel loro brodo. È come quando sei innamorato pazzo di una donna e lei rifiuta il corteggiamento: a insistere troppo rischi una denuncia per stalking». Questo è il commento di un dalignese (così la pensano in molti) sul fallito tentativo di matrimonio tra i Comuni di Vione, Temù e Pontedilegno.

Il giorno dopo, mentre a Temù e Vione molti festeggiano per lo «scampato pericolo», nella capitale turistica dell’alta valle (i cui cittadini a larga maggioranza e per la seconda volta in cinque anni hanno acconsentito ad unire le loro forze con le altre due realtà ricevendo in cambio uno schiaffo), e anche tra i sostenitori della fusione di Vione e Temù c’è grande amarezza per il risultato.

«Una grande delusione. Una cosa pazzesca che non ci sia stato modo di creare un unico Comune - afferma un operatore turistico originario di Brescia ma da cinque anni residente a Stadolina - per provare tutti insieme a far ripartire questo bellissimo comprensorio. Lavorando nel comparto turistico posso garantire che uno straniero sa dove si trova Pontedilegno, ma non conosce Temù e neppure, figuriamoci, paesini come Canè o Villa Dalegno. Davvero un peccato e non so fino a che punto reggerà questa situazione. Prima o poi arriverà lo Stato che, per esempio, dirà che i Comuni al di sotto dei 10mila abitanti dovranno unirsi».

A TEMÙ e Vione si stappano invece bottiglie di spumante. «Sono ancora frastornato perché non mi sembra vero di aver preservato la nostra identità - osserva un simpatizzante della Lega nord che ha avuto un ruolo fondamentale tra i sostenitori della bocciatura -. Il merito di questo risultato è della gente semplice, di quanti non hanno creduto all’ennesimo libro delle favole. È stata una battaglia impari perché avevamo tutti contro. Ce l’abbiamo fatta e ne andiamo fieri».

Parlano i cittadini mentre preferiscono tacere i sindaci. Domenica sera quello di Ponte, Aurelia Sandrini, ha seguito lo spoglio delle schede nelle elementari del capoluogo, e non appena ricevuta la conferma che Temù e Vione avevano rifiutato le nozze, se n’è andata insieme al suo predecessore Mario Bezzi senza dire nulla.

Dopo settimane di vicendevoli scambi di colpi bassi, ieri mattina Graziano Pennacchio e Fabio Fogliaresi (rispettivamente leader del sì e del no a Temù) si sono stretti la mano davanti al municipio e hanno accettato di commentare l’esito della consultazione referendaria.

«Ringrazio chi ci ha sostenuto e non solo a Temù, ma anche a Vione e Ponte, perché nel computo totale sono importanti anche i loro no - premette Fogliaresi -, i tanti collaboratori che si sono impegnati con me in questi sei mesi. È evidente che la nostra gente per la seconda volta ha detto no, e questo ci dice che in alta valle è calato definitivamente il sipario su questi progetti estemporanei. Ci daremo da fare per rilanciare le nostre comunità, nel pieno rispetto dell’autonomia di ciascuna, all’interno dell’attuale Unione, che è l’unica che possa garantirci un futuro migliore, fatto di reciproca collaborazione».

DA PARTE sua Pennacchio, dopo aver condannato la giravolta fatta da molti suoi concittadini che con le loro firme avevano permesso l’indizione del referendum per poi girare le spalle alla prova dei fatti e votare no, ribadisce che il progetto è partito dal basso e non è stato calato dall’alto. «Una sera dello scorso inverno parlando con Corrado Tomasi gli ho detto che era ora di riproporre il progetto - garantisce Pennacchio -. Per cui tutte le malignità che sono state diffuse dai sostenitori del no, sullo stesso Tomasi, su Mario Bezzi, sono falsità: stavolta veramente la richiesta è partita dal basso, tanto che i tre presidenti del sì non hanno ruoli nelle amministrazioni».

Lino Febbrari
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