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27.08.2018

Un cielo azzurro
pace sui luoghi
della guerra

Una istantanea della Festa della Fratellanza 2018Memorie in divisa d’epoca
Una istantanea della Festa della Fratellanza 2018Memorie in divisa d’epoca

Una spolverata di neve caduta durante la notte ha accolto ieri mattina le oltre mille persone (compresi i presidenti delle Province di Trento, Ugo Rossi, e di Brescia, Pierluigi Mottinelli, rappresentanti delle associazioni d’arma trentine, austriache, della Valcamonica, della Croce nera austriaca) che sono salite al passo Paradiso, in alta Valcamonica, per celebrare la 41esima Festa della Fratellanza. Un pellegrinaggio nei luoghi bagnati dal sangue di centinaia di giovani italiani e austroungarici voluto dal trentino Emilio Serra e dal primo tenente austriaco Kurt Steiner»: insieme, più di quarant’anni fa si posero l’obiettivo di unire gli ex nemici e chi frequenta la montagna per lavoro o per diletto nel ricordo dei drammo avvenuti cent’anni fa. «Questa nostra festa - afferma Marcello Serra, coordinatore della manifestazione promossa dal Museo della Guerra bianca di Vermiglio in collaborazione con gli eredi degli ideatori - evidenzia lo spirito della riconciliazione fra nazioni che un secolo fa furono nemiche». Nel punto in cui è stato eretto un monumento, il 9 giugno del 1915 si verificò uno dei più cruenti combattimenti di tutta la guerra tra i ghiacci. Gli alpini arrivarono nella conca del Presena risalendo il versante da Pontedilegno e approfittando della nebbia. Non avendo mimetiche bianche, all’alzarsi della foschia furono individuati e falciati a decine dalle mitragliatrici. «Caddero così tanti alpini - aggiunge Serra - che le stesse truppe austriache, per evitare una ulteriore carneficina, smisero di sparare». COME SEMPRE tutto ha preso il via dalla Capanna Presena con una sfilata che ha raggiunto il luogo della cerimonia, dove il tenente colonnello padre Giorgio Valentini ha celebrato la messa per i caduti di tutte le guerre. «Il vero significato di questa festa è la memoria - spiega il sacerdote -, ma attraverso questa esperienza intendiamo anche creare una mentalità e una cultura della pace». •

L.FEBB.
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