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19.01.2019

Bione, il prete dei restauri si congeda

La parrocchiale di Bione San FaustinoLa chiesa parrocchiale della Pieve
La parrocchiale di Bione San FaustinoLa chiesa parrocchiale della Pieve

In questo fine settimana i fedeli di Bione saluteranno un parroco straordinario con una autentica «vocazione» per i restauri. Don Aurelio Cirelli se ne va dopo 15 anni di apostolato nelle parrocchie della Pieve, la cui chiesa è dedicata a Santa Maria Assunta, e di San Faustino (con il tempo dei santi Faustino e Giovita), e si congeda con la soddisfazione di essere riuscito a risanare tutte le sette chiese della comunità. «L’impegno maggiore - ricorda il religioso 50enne - ha riguardato la parrocchiale di Bione Pieve, ristrutturata dopo i danni del forte terremoto del 24 novembre 2004 che aveva colpito Garda e Valsabbia. Rimetterla in sesto ha richiesto 500 mila euro, e ancora oggi la comunità della Pieve è gravata da un mutuo residuo, che si estinguerà solo nel 2032, di circa 350 mila». Ma tolto il dente più doloroso, il resto non preoccupa molto: «Per la parrocchiale di San Faustino, a sua volta ristrutturata dopo i danni del sisma, le rate del mutuo si esauriranno già l’anno prossimo, con un residuo attuale per la comunità di “soli” 30 mila euro». Don Cirelli, che a Bione, lo dice lui stesso, è «diventato grande», si è però occupato anche di altri cantieri: «Abbiamo ristrutturato la chiesa della Madonna della Rupe, verso Agnosine, sotto la cascata del Salto, e il debito è stato estinto grazie alla solidarietà dei bionesi alla generosità della Fondazione Comunità bresciana e della Comunità montana valsabbina». Poi è toccato alla Madonna della Neve, verso Casto: i soldi sono arrivati per metà dalla Fondazione Comunità bresciana e per il resto dalla gente. IN SAN ROCCO gli interventi hanno riguardato soprattutto il porticato e il tetto, mentre per San Vigilio, verso Lumezzane, i lavori sono stati gestiti da alcuni bionesi col Gruppo giovani, puntando sull’abbellimento dell’esterno. Infine, a San Bernardo, sul colle omonimo, ci hanno pensato gli alpini bionesi, che già se ne stavano prendendo cura. Poi la parrocchia, col Comune e alcuni privati, ha restaurato diverse santelle; come la Madonna della Febbre di Bersenico. •

Massimo Pasinetti
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