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24.07.2018

Peculato,
condannato l’ex
sindaco di Gavardo

Un’altra condanna per l’ex sindaco di Gavardo Emanuele Vezzola
Un’altra condanna per l’ex sindaco di Gavardo Emanuele Vezzola

Dopo le tegole politiche arrivano anche quelle giudiziarie. L’ormai ex sindaco di Gavardo Emanuele Vezzola - il Comune è ufficialmente commissariato da venerdì scorso - è stato condannato in primo grado a due anni di reclusione per il reato di peculato. È finito nel mirino per aver utilizzato «in modo improprio e per uso personale» (così diceva l’accusa) la carta carburante messa a disposizione dei dipendenti del Comune di Soiano, negli anni 2015 e 2016, quando era responsabile dell’area finanziaria dell’ente. È DI CIRCA 4.700 euro la somma contestata dal Comune, che si è costituito parte civile nel febbraio scorso assistito dall’avvocato Francesca Flossi: i soldi sono stati tutti restituiti dall’imputato, come «rimborso generico» e in un’unica soluzione, una volta cessato il suo incarico professionale. Ma il bonifico riparatore non è bastato: il Comune aveva comunque deciso di segnalare la cosa alla Procura, avviando così l’inchiesta seguita dal pm Ambrogio Cassiani. Nel settembre scorso è arrivato il rinvio a giudizio, in febbraio il municipio si è costituito parte civile, il 22 dello stesso mese l’udienza preliminare in cui Vezzola ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato; il 29 marzo un’udienza intermedia per una integrazione probatoria; il 12 luglio il rinvio della sentenza e ieri infine quella di primo grado. La condanna è di due anni e la pena non è stata sospesa, e a questo si aggiunge l’interdizione per due anni dai pubblici uffici. Ovviamente l’efficacia del provvedimento non è immediata: tutto rimane congelato in attesa che si esauriscano i tre gradi di giudizio (l’eventuale appello e quello altrettanto eventuale in Cassazione) che non sono preclusi dal rito abbreviato. Insomma, si vedrà. Per il momento il giudice ha riconosciuto la condotta illecita (il peculato) dell’ex responsabile della Ragioneria di Soiano, punendo come da Codice penale l’appropriazione indebita di denaro o altro bene mobile appartenente ad altri commessa da un pubblico ufficiale che ne abbia possesso proprio in ragione del suo ufficio. «Ci riteniamo soddisfatti della sentenza, ai fini di giustizia - commenta l’avvocato Francesca Flossi -. Il Comune è parte offesa, e dunque secondo noi meritevole di un risarcimento per la condotta di un dipendente che tra l’altro ricopriva un ruolo dirigenziale. È stato un delitto contro una pubblica amministrazione che ha voluto tutelare la propria reputazione». Il risarcimento, appunto: Vezzola dovrà corrispondere 3000 euro di provvisionale, la somma liquidata dal giudice in favore della parte. •

Alessandro Gatta
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