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18.09.2018

Si spegne il semaforo, si accende la protesta

Il ponte sul Vrenda al centro del braccio di ferro tra i commercianti di Sopraponte e il municipioIl tratto ora a senso unicoL’appello per la petizione
Il ponte sul Vrenda al centro del braccio di ferro tra i commercianti di Sopraponte e il municipioIl tratto ora a senso unicoL’appello per la petizione

Il fornaio che è anche salumiere, il tabaccaio che fa anche da bar, e poi la farmacia, negozi di elettrodomestici e computer, il parrucchiere e un altro bar, perfino due ristoranti sul Monte Magno: è questo il lungo elenco delle botteghe di Sopraponte che si oppongono alla recente disposizione che prevede il senso unico di marcia (in direzione di Vallio) per l’attraversamento del ponte di via Vrenda, sull’omonimo torrente, per motivi precauzionali a seguito di una relazione (della primavera scorsa) che entrava nel merito dello stato di salute del ponte stesso. UNA DECISIONE temporanea, fanno sapere dal municipio, in attesa di sapere cosa fare, di una serie di prove di carico ormai programmate e quasi appaltate: ma una decisione che in poco tempo ha scatenato polemiche roventi, e una vigorosa raccolta firme (sarebbero già 500 in pochi giorni). Da una parte il Comune, dall’altra i commercianti: nel mezzo un’ordinanza che appunto ha fatto disattivare lo storico semaforo appena dopo il ponte, che funzionava con senso unico alternato per la strettoia, adesso oscurato con un sacco nero e fermo fino a nuovo ordine. Anche se una data in realtà ci sarebbe: una volta appaltati i lavori per le prove di carico del ponte, forse già questa settimana, entro un mese e mezzo (entro, e quindi anche prima) si saprà come sta davvero il viadotto da poche decine di metri costruito circa un quarto di secolo fa, quando la piena del fiume (era il giugno del 1990) fece letteralmente saltare il vecchio ponte. «È giusto ribadire che si tratta di una decisione temporanea - spiega l’ingegner Ileana Filippini, responsabile dell’Area infrastrutture del municipio gavardese - ed è solo una precauzione, in attesa della relazione sulle prove di carico. Magari non saranno rilevati problemi strutturali, ma preferiamo verificare». Nessun allarmismo, ripetono dagli uffici, e nessuna correlazione con il crollo del ponte Morandi di Genova: la delibera sulle verifiche da fare risale infatti al 20 giugno scorso. Nella relazione erano stati rilevati «segni di degrado alle spalle e alle travi», e ancora «fenomeni di umidità passiva e infiltrazioni di acque meteoriche», e nonostante l’aumento dell’elasticità percepita (e quindi le vibrazioni) non sia da considerare «un segno di debolezza», non si esclude l’ipotesi di «una tensione ridotta ai nove trefori presenti nella parte inferiore». Il semaforo è stato disattivato (e di conseguenza il senso alternato) per evitare che i mezzi rimangano fermi sul ponte, con il contemporaneo passaggio di altre auto. Per i commercianti è un duro colpo. «La gente non passa più», e l’equazione calo del traffico uguale calo dei clienti avrebbe già significativamente inciso anche per centinaia di euro al giorno. «TANTO VALEVA chiuderlo il ponte», si sente da un bancone all’altro. «Quelli che scendono vanno dritti a Gavardo, e qua non tornano più». La raccolta delle firme serve a questo: «Chiediamo se mai che venga spostato il semaforo, oppure che venga ritarato: non ci sarebbero problemi di auto sul ponte se il verde durasse meno di 10 secondi, ripetuto a intervalli di un minuto». Ma altre soluzioni non ce n’erano: «Abbiamo valutato lo spostamento del semaforo - conclude Filippini - ma non può essere posizionato prima del ponte, per la presenza dei parcheggi e per la bassa visibilità». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Gatta
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