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08.02.2018

«Le chiese di Sabbio hanno bisogno di aiuto»

La parrocchiale di San Michele Arcangelo di Sabbio ChieseLa chiesa di San Lorenzo al centro della piccola frazione di Clibbio
La parrocchiale di San Michele Arcangelo di Sabbio ChieseLa chiesa di San Lorenzo al centro della piccola frazione di Clibbio

Massimo Pasinetti I danni furono ingenti. A Sabbio e dintorni, come in gran parte della zona colpita dal sisma del novembre del 2004. Tredici anni dopo, cancellate feriti e cicatrici a suon di interventi di recupero e di restauro, le chiese del capoluogo e di Clibbio hanno bisogno di aiuto. Colpa del peso insostenibile dei mutui accesi allora per ristrutturare gli edifici sacri e per riaprire le porte ai fedeli dopo la grande paura. L’APPELLO. Le due chiese in questione sono quelle di San Michele Arcangelo a Sabbio e di San Lorenzo nella frazione di Clibbio. Colpite in maniera dura dal terremoto, ma poi sistemate e da tempo riaperte. Il problema ora sono però i debiti lasciati in eredità alla parrocchia. Di che cifra stiamo parlando? Di oltre 600.000 euro. «282.464 pendono sulla chiesa parrocchiale di Sabbio, altri 326.600 - spiega il parroco di Sabbio e Clibbio don Dino Martinelli - pesano sulla chiesa di Clibbio e i suoi 180 parrocchiani, per una quarantina di famiglie». Nel caso di San Michele Arcangelo i fedeli sono presenti e puntuali nel raccoglie quanto serve per rispettare le scadenze del mutuo: 2.600 euro di rata mensile per un totale 31.200 all’anno. «Un impegno non da poco, ma la comunità risponde. Il problema è che in questi anni siamo stati costretti a trascurare le varie attività, anche ordinarie, che una parrocchia deve curare. I soldi finiscono tutti nella rata del mutuo, in estinzione nel 2025». Non certo rosea la situazione di Clibbio, la cui chiesa di San Lorenzo ha riaperto i battenti per ultima nel 2011 dopo 2.500 giorni di chiusura. «Il debito è di 326.000 euro, ma con un mutuo che scade nel 2032, con una rata mensile più leggera rispetto a Sabbio. Inoltre, visto che Clibbio ha pochi abitanti, in aiuto è intervenuta la Cei con un contributo annuo di 20.000 euro. Soldi che integrano il sostegno concesso alle due parrocchie dal Comune, con un contributo di 5.000 euro ciascuna - sottolinea don Dino - Fermo restando che le necessità non si fermano alla rata del mutuo ma interessano anche tante altre attività». Il parroco punta molto sulla generosità della gente, che si dà da fare con feste e iniziative per raccogliere fondi. «Ad esempio la giornata mensile che si tiene ogni ultima domenica del mese e che ha riscosso fin da subito un ampio consenso in termini di partecipazioni. Dopo i primi mesi di entusiasmo con oltre 1200 euro raccolti, la giornata mensile resta un appuntamento fisso e seguitissimo». CI SONO POI gli aiuti dei coscritti per le loro feste, delle associazioni con le loro iniziative, dei privati per il matrimonio o il ricordo dei propri defunti. «Sono contento della risposta della comunità. So che ce la faremo. Ma sono anche preoccupato perché ho dovuto abbandonare la speranza di poter estinguere il debito prima della pensione. Nel 2025 avrò 76 anni, nel 2032 ben 83. Mi toccherà andare via senza chiudere i conti». Da qui il nuovo appello di don Dino, che senza troppe pretese verso i suoi parrocchiani spera nell’aiuto di altre realtà o di generosi benefattori. «Dalle banche alle aziende del territorio. O magari da qualcuno che, con disponibilità finanziarie, decida di mettersi una mano al cuore e l’altra al portafoglio. In ogni caso, sia fatta la volontà di Dio». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Massimo Pasinetti
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