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22.02.2019

Nori, maki e
gunkan: tutti
pazzi per il sushi

Lo chef Giovanni Smiroldo con alcuni dei partecipanti al corsoGli aspiranti maestri di sushi al lavoro su ingredienti e preparazioniTutto esaurito per il corso baseUna delle creazioni dei corsisti
Lo chef Giovanni Smiroldo con alcuni dei partecipanti al corsoGli aspiranti maestri di sushi al lavoro su ingredienti e preparazioniTutto esaurito per il corso baseUna delle creazioni dei corsisti

A Moniga tutti pazzi per il sushi: boom di richieste e posti limitati, e un successo tale per il primo corso base che il Comune si è subito attrezzato per organizzarne un altro, in tempi record. Riso, pesce fresco e alghe a volontà: ieri sera al centro sociale si è concluso il primo ciclo di tre lezioni, dalla metà di marzo si replica con il secondo corso base di sushi, iscrizioni aperte ma meglio fare in fretta perché c’è già la coda (per info 379 1476179). LA PROPOSTA. Docente d’eccezione il 47enne Giovanni Smiroldo, che nella vita fa il personal chef (nel senso che cucina a domicilio) e che dopo una carriera da globetrotter adesso collabora con l’azienda agricola Montecorno Belvedere di Desenzano: ha cominciato preparando bruschette e sangria, ha continuato collaborando a Milano con lo chef stellato Nicola Cavallaro, nel mezzo anche l’esperienza da chef all’Isola dei Famosi. Lapalissiane le finalità del corso: «Vogliamo insegnare i rudimenti per preparare un buon sushi fatto in casa, e fornire gli strumenti per capire come e cosa si mangia quando si va a cena fuori. Ci sono tanti miti da sfatare: per cominciare, non è vero che il sushi è un’esclusiva giapponese, ma è il risultato di una contaminazione che prosegue da più di 2500 anni, e che avrebbe le sue origini tra Cina e Corea come metodo di conservazione del pesce. Anche l’abbattitura del pesce è una forzatura moderna: all’epoca si utilizzava il wasabi in quantità, ma il wasabi quello vero che è un fortissimo agente antibiotico e antinfiammatorio. Per capirci: quello che vi danno al ristorante non è wasabi puro, quello vero costa quasi 600 euro al chilo e da che mi ricordo l’unico in Italia a servirlo veramente era il Nobu di Milano. Anche per questo sto aspettando che mi arrivino i semi, per provare a coltivarlo sul Garda». Il corso si articola in tre fasi, per un totale di 6 ore: la prima lezione è dedicata allo sfilettare, spinare, sezionare il pesce e preparare una tartare, la seconda ai tagli del sashimi, alla preparazione (e alla cottura) del riso per il sushi, lo zenzero in salamoia, il nighiri, la terza e ultima sulle alghe e la carta di riso per la realizzazione del gunkan, e poi i vari «maki», quindi futomaki, hosomaki, uramaki e temaki. Il primo appuntamento in replica mercoledì 13 marzo, sempre al centro sociale, poi a seguire il 20 e il 27: la buona novella è che al termine di ogni lezione, spiega Smiroldo, «proveremo i risultati del nostro lavoro degustando ottimi vini biologici del Garda». Il segno dei tempi? La passione per il sushi esplode a Moniga segue l’onda lunga del boom che negli ultimi anni ha travolto anche la provincia di Brescia, dove a oggi - TripAdvisor docet - tra «all you can eat» e menu alla carta si contano almeno 50 ristoranti a tema. Qualche anno fa nessuno avrebbe mai scommesso sulla buona riuscita di un corso di sushi, in un piccolo paese come Moniga: scelta coraggiosa, e scommessa vinta. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Gatta
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