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domenica, 18 novembre 2018

Baby alpinisti a scuola di vita e di montagna

Foto di gruppo per i piccoli alpinisti del Cai di Vestone: dal 2016 a oggi le iscrizioni alla scuola di montagna sono più che raddoppiateAlla scoperta di una ferrataAlpinismo è anche speleologia L’incontro ravvicinato con una volpe durante un’escursione

Piccoli alpinisti crescono. Imparano, si applicano, scoprono e, soprattutto, si divertono. Al quarto anno di attività, il gruppo giovanile della sottosezione del Cai di Vestone ha più che raddoppiato il numero degli iscritti. Il via è stato dato nel 2015, su pressante richiesta dei tanti bambini e ragazzi che non vedevano l’ora di indossare gli scarponi, chiudere un moschettone o impugnare una picozza. E così, su proposta di Raffaele Vezzola, accompagnatore e curatore dell’iniziativa, si è deciso di partire. «Siamo partiti con 36 ragazzi dai 7 ai 14 anni, accompagnati in 8 escursioni», racconta lo stesso Vezzola. Nel 2016 i ragazzi, nel frattempo diventanti 60, sono stati suddivisi in due gruppi, con 11 escursioni e la prima ascesa sopra quota 3.000 metri. Oltre i 70 si è arrivati nel 2017, con 12 escursioni. E ora, con il 2018, gli iscritti sono più di 80, dagli 8 ai 18 anni, età del primo aiuto accompagnatore formatosi tra i ragazzi. PER GARANTIRE agli alpinisti in erba la massima sicurezza, Vezzola è diventato Aag (accompagnatore regionale) e altri 6 soci del Cai sono diventati Asag (accompagnatore sezionale), più un Asag dal Cai di Lumezzane. Quindi, grazie anche il contributo di due aziende della Valsabbia, Raffmetal e Pressufosioni Comero, e con l’aiuto della Comunità Montana di Valle Sabbia, è stata acquistata tutta l’attrezzatura alpinistica necessaria (caschi, imbragature, picozze, set da ferrata e ramponi) per 30 ragazzi e un telefono satellitare necessario in caso di emergenza. «I due gruppi sono oggi il base, con i nuovi iscritti e i ragazzi più giovani, e l’avanzato con i più esperti, in grado di affrontare itinerari impegnativi». Le uscite quest’anno saranno 8, con il via dato a Pasquetta e con la due giorni in val Formazza, ospiti nei rifugi del Mato Grosso, il sentiero dei Fiori a ricordare la Grande Guerra e la novità del rafting in Val di Sole. Meno escursioni ma più incontri di formazione su orientamento, tecnica alpinistica e nodi, neve e ambiente invernale, gestione dell’emergenza e conoscenza dell’ambiente alpino. In breve: «L’alpinismo giovanile deve educare a conoscenza e a corretta frequentazione della montagna attraverso gioco, avventura, scoperta e conoscenza ma anche rispetto, solidarietà ed emozione». Tutto nell’ambito del progetto educativo del Cai che punta ad accompagnare i giovani nella loro crescita umana, proponendo l’accompagnatore come modello. • © RIPRODUZIONE RISERVATA